di Matteo Obinu

 

Ormai la pioggia sembra un fenomeno atmosferico dimenticato: la speranza di annaffiare naturalmente i nostri campi, di rimpinguare i bacini idrici per tempi più aridi sembra ormai remota e il pericolo siccità, al contrario, è sempre più concreto anche nel nostro Paese.

L’acqua potabile è sempre più un bene di lusso: due miliardi di persone non ne hanno accesso e altrettanti sono quelli che non dispongono dei servizi igienici di base.

L’occasione per approfondire un argomento fondamentale come quello della crisi idrica è data la Giornata mondiale dell’acqua che ricorre il 22 marzo, istituita dalle Nazioni Unite a seguito del Summit della Terra di Rio, svoltosi nel 1992. La Giornata ha lo scopo di sensibilizzare cittadini e istituzioni a ridurre gli sprechi e contrastare il cambiamento climatico per salvaguardare le biodiversità.

In Italia, purtroppo, il tema è di estrema urgenza in quanto possediamo un primato increscioso per quanto riguarda il consumo pro capite di litri d’acqua consumati ogni giorno con 220, mentre la media europea si attesta intorno ai 150 litri circa.  Ad essere preoccupante non è solo il consumo pro capite ma anche il passaggio precedente compiuto dall’acqua, ovvero il percorso che essa svolge nelle nostre tubature prima di sgorgare dai nostri rubinetti.

Rispetto a paesi meno sviluppati, soprattutto quelli dell’Africa sub-sahariana, l’Italia può contare su una rete idrica che copre tutto il territorio nazionale e garantisce l’acqua potabile a tutta la popolazione (che spesso la sceglie anche per dissetarsi).

Consci del privilegio che abbiamo, possiamo ritenerci soddisfatti della nostra rete idrica? Ancora no, è necessario ridurre al minimo gli sprechi, soprattutto pensando ai paesi che una rete idrica non la possiedono e ad oggi non si può “festeggiare” la Giornata mondiale dell’idraulica con ricorrenza l’11 marzo, istituita nel 2010 dal World Plumbing Council e nata per promuovere il legame tra impianti idraulici di alta qualità, salute umana, sostenibilità ambientale e prosperità economica.

I dati relativi alle perdite d’acqua nella rete idrica, elaborati dall’ISTAT nel report dell’acqua del 2022, sono allarmanti (nonostante un miglioramento rispetto ai dati del 2018). “Va perduto oltre un terzo dell’acqua immessa nella rete di distribuzione” è così che si apre il report ISTAT: probabilmente solo questa frase sarebbe eloquente, ma proviamo ad analizzare meglio il fenomeno. “Non tutta l’acqua immessa viene effettivamente erogata agli utenti finali. Nel 2020 sono infatti andati dispersi 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete (37,3% nel 2018), con una perdita giornaliera per km di rete pari a 41 metri cubi (44 nel 2018)”.

Essendo dati espressi in metri cubi non è immediato capire la quantità dell’acqua sprecata, ma ricordiamo che un metro cubo equivale a 1000 (mille) litri d’acqua. Considerando che un italiano in media consuma 150.000 litri d’acqua all’anno, gli 0,9 miliardi di metri cubi persi riuscirebbero a soddisfare il fabbisogno annuo d’acqua di circa 6 milioni di persone, il 10% della popolazione italiana.

Un altro punto del report Istat evidenzia come il fenomeno non sia noto agli italiani che si “accontentano” del vedere l’acqua scorrere dai loro rubinetti ma non si chiedono in che condizioni sia la rete idrica che arriva nelle loro case.

“Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti. Sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite.”

Molteplici le cause e molteplici le conseguenze di questo fenomeno difficile da contrastare e di sempre più centrale importanza vista anche la crisi climatica. Grazie al PNRR si iniziano a cercare e sperimentare nuove soluzioni per contrastare il problema: 900 milioni di euro sono stati messi a disposizione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per ridurre le perdite e digitalizzare e monitorare le reti entro il 31 dicembre 2024.

Sono già in atto alcuni progetti di start up, come AiAqua, nata dai ricercatori della Libera Università di Bolzano, Ariele Zanfei e Andrea Menapace, che mira a scoprire e prevedere perdite e anomalie grazie all’uso di algoritmi deep learning. Inoltre, è prevista una collaborazione tra il Governo italiano e quello danese, paese più virtuoso nel contrasto agli sprechi dell’acqua con solo il 5% di perdite delle acque immesse nella rete idrica, che condividerà le proprie competenze tecniche con le istituzioni italiane.

L’augurio è che la ricorrenza della Giornata mondiale dell’acqua possa portare a una maggiore consapevolezza di quanto sia preziosa l’acqua e fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per combattere gli sprechi, proteggendo questo bene essenziale e sempre più raro.