di Sabia Braccia

Pochi giorni fa nei pressi di Montegrotto Terme (PD) 4 milioni di api appartenenti ad un’azienda agricola e ad un agriturismo sono state decimate. Probabilmente la causa dell’accaduto, per la quale in seguito ad un esposto alla Procura di Padova stanno indagando la Polizia locale e le autorità sanitarie competenti, è l’avvelenamento da pesticidi che alcuni agricoltori avevano utilizzato nei vicini campi di colza. Secondo gli apicultori Michele Milanetto e Maria Ludovica Turlon l’agonia e la morte dei loro insetti si sono verificate infatti dopo lo spargimento degli antiparassitari. Proprio il mese scorso Coldiretti aveva lanciato un allarme sul calo di produzione di miele nel 2022, fortemente intaccata dalla siccità e dagli eventi climatici estremi. Quasi un vaso di miele su quattro (il 23%) nel 2022 non è stato prodotto, gli apicoltori si sono dovuti spostare prima nelle aree montane e hanno dovuto portare «razioni di soccorso e acqua negli alveari già nei primi giorni di agosto» ma ciò nonostante i raccolti di miele sono stati intaccati dalle ondate di calore. Avevamo già parlato della contrazione nella produzione di miele in Italia e negli Stati Uniti avvenuta nel 2019 e delle stragi di api legate all’impollinazione dei mandorli in America.

Nel mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi le api, come altri insetti impollinatori, sono fondamentali. Il WWF spiega che il 90% delle piante a fiore selvatiche e il 75% delle principali colture agrarie necessita infatti di impollinazione animale, ma nonostante la sensibilizzazione, l’istituzione della Giornata mondiale delle api (il 20 maggio) da parte dell’Assemblea generale dell’ONU nel 2017 e le tante iniziative del WWF, di Greenpeace e di altre organizzazioni, la situazione è peggiorata sempre più: a livello globale il 40% delle specie di impollinatori è a rischio estinzione, in particolar modo api selvatiche e farfalle. A minacciarle sono soprattutto «i pesticidi, la distruzione degli habitat, i cambiamenti climatici, le specie esotiche ed i parassiti». Gli effetti pericolosi legati all’utilizzo di pesticidi sono noti da quando nel 1962 una biologa e zoologa, Rachel Carson, ha pubblicato quello che poi sarebbe diventato una sorta di manifesto dell’ambientalismo, il saggio Primavera silenziosa. Il titolo stesso del testo alludeva al rischio di non sentire più il canto degli uccelli nei campi a causa dell’utilizzo estremo dei pesticidi; il libro è stato fondamentale per le ricerche in questo campo, soprattutto nel mostrare quanto il DDT (inizialmente prodotto per debellare la malaria ma poi utilizzato nei campi) fosse nocivo, tanto che qualche anno dopo esso venne vietato negli Stati Uniti, in Italia e in molti altri Paesi.

Il report annuale realizzato da Legambiente in collaborazione con Alce Nero, Stop pesticidi, dimostra che in Italia l’uso di sostanze chimiche di sintesi è ancora eccessivo seppur l’uso di fitofarmaci sia diminuito nel corso degli anni. Stop-pesticidi-2022, basandosi sui dati Eurostat pubblicati dalla Commissione Europea, registra in Italia nel 2020 «un aumento dell’8,66% di fitofarmaci venduti rispetto all’anno precedente; dei 121.550.398 kg di pesticidi distribuiti nel 2020, quasi la metà è rappresentata da fungicidi (45,20%) seguita da erbicidi (21,03%), insetticidi e acaricidi (16,16%)». Per l’utilizzo di pesticidi il nostro Paese si colloca ai vertici della classifica europea insieme a Spagna, Francia e Germania; tutti questi stati raggiungono il 75% del totale di antiparassitari venduti in Europa. Il report si occupa anche di analizzare le concentrazioni di pesticidi negli alimenti rilevate nel 2021, con focus su alcuni cibi, e le possibili alternative legate a forme di agricoltura e allevamento biologici. Vengono poi spiegati gli effetti sulla salute umana e sul suolo, fino ad arrivare al rapporto con l’ambiente e alla loro diffusione nel suolo e nell’acqua.

Nell’affrontare il declino delle api selvatiche Legambiente parla innanzitutto delle problematiche climatiche e ambientali. Le fioriture anticipate causate dall’innalzamento delle temperature interferiscono con la capacità di raccolta del polline con conseguenze sulla salute delle api proprio quando esse hanno più bisogno di nutrimento, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, per rafforzare le arnie; maggiormente colpite sono ovviamente le api selvatiche dato che le colonie degli apicultori ricevono supplementi alimentari. Nociva anche la riduzione degli habitat causata dall’espansione dei terreni agricoli, perché l’aumento delle monoculture riduce la biodiversità vegetale, privando le api dell’«accesso ad un’ampia varietà di risorse floreali necessarie per il soddisfacimento delle loro esigenze nutrizionali, necessarie per garantire lo sviluppo della prole, la salute, la longevità e la sopravvivenza in generale della popolazione». Ma sono i pesticidi il problema principale per le api; essi possono trovarsi in sospensione atmosferica e ricadere poi sui fiori, sui rami e sulle foglie, nell’acqua, diffusi non come sostanze singole ma come mix di principi attivi che combinandosi fra loro possono avere effetti difficili da prevedere. Infatti ultimamente gli esperti stanno spostando l’attenzione sugli effetti sub-letali dei pesticidi, quegli effetti che si hanno quando le loro concentrazioni sono contenute e non causano la morte dell’individuo ma ne alterano la fisiologia, il comportamento, le capacità di riproduzione, ecc. Legambiente suggerisce alcune buone pratiche per limitare il problema come evitare di trattare le colture durante il volo diurno degli insetti oppure di eccedere nella frequenza e nell’intensità dei trattamenti. Inoltre, altro aspetto da considerare è che attualmente sono «sottovalutati gli effetti delle sostanze autorizzate in agricoltura biologica, come ad esempio il rame, che può causare effetti negativi sugli impollinatori soprattutto in periodi di carenza idrica». Essendo così importanti per l’equilibrio degli ecosistemi le api e gli altri impollinatori sono ottimi biomarcatori: valutare la loro salute e le loro condizioni fisiologiche, il loro numero, la diversità genetica e altri fattori permette allo stesso tempo di capire quanto sia sano quel determinato habitat.

Questi piccoli insetti sono per noi necessari, a più livelli. È imperativo impegnarsi per la loro tutela invertendo la rotta del declino che si sta percorrendo da alcuni anni. Il 20 maggio, la Giornata mondiale delle api, sta arrivando, è dietro l’angolo; porterà idee, laboratori e progetti per la sensibilizzazione e dovrà impegnarsi per far comprendere il problema perché, per il momento, non c’è molto da festeggiare.