di Gianmarco del Nero

 

Quanti di noi hanno pensato, almeno una volta, come poter agire concretamente nella propria vita, mettendo in atto dei comportamenti da ecologista anche all’interno delle proprie mura domestiche e nella routine quotidiana?

Se il comportamento più ecologico che hai avuto è stato il non buttare il mozzicone di sigaretta dal finestrino dell’auto, ma i pensieri ed i sensi di colpa per l’ecologia e per l’ambiente iniziano a tormentarti anche di notte prima di coricarti, questo articolo ti illustrerà alcuni dei comportamenti da adottare.

 

Caro sciacquone, ma quanto mi costi? 

Tra pochi anni il 47% della popolazione mondiale dovrà convivere con problemi di scarsità d’acqua, con conseguenze tragiche anche in settori produttivi come quello agricolo. La questione idrica, negli ultimi anni, sta diventando un problema sempre più diffuso del nostro Paese. Lo spreco d’acqua è una vera piaga, causata da fattori come l’inadeguatezza delle condotte. La maglia nera dello spreco idrico va alla provincia di Chieti con il suo 71,7% di acqua immessa nella rete che va man mano perdendosi.

Secondo dati Istat sono stati immessi in rete 12.252.000 metri cubi di acqua, quantificati in 673 litri pro capite al giorno. Per quanto riguarda la quantità di acqua ad uso potabile effettivamente consumata per usi autorizzati, sono 3.467.000 i metri cubi registrati nel capoluogo teatino, per un livello pro capite di soli 191 litri. Su questo triste podio si collocano anche Latina (70,1%) e Belluno (68,1%). Dati che non incoraggiano se consideriamo che la spia del serbatoio delle nostre falde acquifere, proprio in virtù del cambiamento del clima, lampeggerà arancione sempre più frequentemente. Un dato in controtendenza, che può invece farci sperare è l’attenzione che i più giovani prestano al tema. Infatti, il 65,9% di persone con età fino ai 14 anni dichiara di essere sensibile alla problematica dello spreco idrico, confermando un approccio diverso delle nuove generazioni rispetto a quelle precedenti.  

La continua situazione emergenziale nella quale versa ormai il nostro Paese porta gli erogatori del servizio a limitazioni sempre più frequenti, soprattutto in estate. Le restrizioni più critiche riguardano città come Cosenza, Trapani ed Agrigento dove si sono contati, nel 2020, ben 366 giorni di razionamento e sospensione del servizio secondo fasce orarie ed a giorni alterni. 

Per questo, il tema dello spreco dell’acqua diventa centrale anche in un luogo frequentato in media da una persona più volte al giorno: il bagno. Chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti è sicuramente un buon inizio, ma se davvero vogliamo ridurre gli sprechi, è necessaria una soluzione al problema dello sciacquone. Si stima, infatti, che ogni volta che tiriamo lo scarico, scendano giù circa 10 litri d’acqua: una quantità enorme rispetto all’effettivo bisogno (salvo casi eccezionali). La soluzione a tutto questo potrebbe essere l’installazione di sistemi definiti a rubinetto o start and stop, volti proprio al controllo e alla limitazione dei tanti litri d’acqua che vengono giù inutilmente. Parlando di installazioni che prevedono la presenza di esperti del settore, bisogna inevitabilmente prevedere un costo iniziale.  

 

Riciclare al quadrato

La raccolta differenziata è una realtà consolidata quasi ovunque in Europa. Oggi, infatti, è difficile trovare città e piccoli borghi che non abbiano attuato questo sistema di raccolta dei rifiuti, considerate le sempre più stringenti normative al riguardo. Secondo dati ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), il 63% dei rifiuti urbana entra nel circuito della raccolta differenziata, con il 54% dei rifiuti del Sud, 59% del Centro e il 71% del Nord. La regione più virtuosa è il Veneto con il 76% di rifiuti differenziati; con valori superiori al 70%, registrano quote molto alte anche la Lombardia, il Trentino, l’Emilia-Romagna, la Sardegna e le Marche. A livello provinciale, con l’88% di raccolta differenziata, il primato spetta a Treviso.

Per quanto l’impegno sia massimo, non sempre la divisione dei materiali viene effettuata correttamente, sia a causa di chi produce i rifiuti che di chi deve gestirli. Inoltre, casi singoli come quello della Sicilia, ferma al 42% di raccolta differenziata, andrebbero migliorati. Per ovviare in minima parte a questo problema, si potrebbe considerare di riciclare il riciclabile: ecco, allora, che una bottiglia di plastica diventa un colorato vaso da fiori, oppure la carta da buttare si trasforma in un comodo e pratico sottopentola. Pensate a quanta spazzatura dentro casa vostra possa ritornare utile per qualcosa che magari, fra qualche giorno, sarete costretti a comprare in offerta su qualche sito di e-commerce. Insomma, una sottopentola, prima o poi, serve a tutti. 

 

Meno luce, più risparmio 

È ormai diventata consuetudine la manifestazione istituita dal WWF nel 2007 chiamata “Earth Hour”, ossia “Ora della Terra”, che vede effettuare simbolicamente lo spegnimento delle luci artificiali da parte delle istituzioni in un luogo simbolo di ogni nazione, per la durata di almeno un’ora. Col passare degli anni sono stati sempre più gli Stati aderenti a tale iniziativa, volta proprio a sensibilizzare la popolazione sul grande impatto che potrebbe avere il risparmio energetico sul cambiamento climatico. L’inquinamento luminoso, infatti, può essere considerato una preoccupazione al pari di altre fonti di inquinamento.  

 

Secondo alcuni studi, l’83% della popolazione mondiale ha sopra di sé un cielo più luminoso del 10% rispetto a come dovrebbe essere; il dato arriva al 99% se parliamo di Stati Uniti ed Europa. L’Italia è, nell’ambito dei Paesi del G20, il territorio più inquinato dalla luce artificiale: triste primato condiviso solo con la Corea del Sud. Luogo simbolo di tale situazione è la Valpadana, la zona con il più alto tasso di inquinamento, da dove non è più nemmeno possibile osservare la Via Lattea.

Sono molti i comportamenti virtuosi da adottare per contrastare, nel nostro piccolo, una problematica così grande. Ad esempio, nel passaggio da una stanza all’altra, lasciamo una grande quantità di luci accese. L’accortezza di spegnere l’interruttore ogni volta che si cambia stanza, anche per poco tempo, porterebbe non solo ad un importante beneficio ambientale, ma anche ad un notevole beneficio economico. Questa condotta potrebbe essere adottata non solo per l’illuminazione, ma per ogni tipo di elettrodomestico, che spesso vengono lasciati in stand-by, sprecando ulteriore energia. Anche le piccole luci degli elettrodomestici hanno un loro impatto, seppur minimo. Sarebbe quindi buona norma cercare di contrastare perfino questo tipo di consumo. Perché se è vero che le grandi decisioni spettano ai Governi, le piccole azioni sono solo una nostra ed esclusiva responsabilità.