di Maria Stivanello

 

Giacomo è nato in provincia di Vicenza e a 25 anni ha deciso di lasciare il  lavoro a tempo indeterminato per viaggiare. Destinazione: America Latina, con l’obiettivo di arrivare in Cile in circa un anno, partendo dal Messico e passando per tutti gli Stati che si trovano nel mezzo.

L’intervista che abbiamo pubblicato nei mesi scorsi,- con questo titolo: Mollo tutto e vado in America Latina. La storia di Giacomo – ve la riproponiamo perchè in questo giorni su Rai Play è iniziato Aracataca. il Il video diario di viaggio di Lorenzo Jovannaotti, che, appunto, in bicicletta ha percorso l’America Latina dall’Equador sino alla Patagonia cilena.

Come mai hai deciso di intraprendere questo viaggio?

L’obiettivo del viaggio è scoprire l’America Latina, conoscerla a livello sociale, politico e naturalistico, fare esperienze costruttive, conoscere organizzazioni e persone che aiutano lo sviluppo di comunità locali e la conservazione della natura, vedere paesaggi, imparare una lingua nuova. Insomma, vivere il posto. 

Avendo lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato desidero applicare ciò che ho imparato e ciò che so fare bene in questo viaggio. Sto cercando occasioni per mettere in pratica le mie conoscenze per appoggiare progetti in cui credo, ma anche per guadagnare qualcosa. Per farti un esempio: a Monteverde la ragazza che mi ospita è responsabile del settore di comunicazione della riserva più grande del posto. Con loro ho fatto un progetto scattando alcune foto, montando un video, scrivendo qualcosa di inerente… cose di questo genere. 

Quando sei partito?

Sono partito ormai sei mesi fa. A luglio 2022 sono arrivato in Messico e in questi sei mesi ho attraversato sei Paesi: Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua e Costa Rica, Mi sono fermato quattro mesi in Messico, vista la sua ampiezza rispetto agli altri Stati del Centro America. Per farti capire, il Messico ha 32 stati, è un Paese confederato come gli USA, infatti, il vero nome del Messico è “Stati Uniti Messicani” . Per ora sono riuscito a visitarne 13/14.

Dove ti trovi in questo momento? Hai in progetto di spostarti ulteriormente? 

In questo momento mi trovo a Monteverde in Costa Rica. L’obiettivo è andare verso sud e in queste settimane esplorare il luogo, visitare i vari parchi nazionali. Ho l’idea di spostarmi a Panama, per poi raggiungere la Colombia in barca. Tra un mese più o meno arriverò in Sudamerica se tutto va come deve. E poi il viaggio continua.

Come sei riuscito a trovare i vari alloggi durante il tuo viaggio? 

Alloggio principalmente utilizzando couchsurfing (un servizio di scambio di ospitalità), in tenda o ancora ospitato da amici di amici. Quando nessuna di queste funziona, mi fermo in ostello ma è una cosa rara, perché vivendo anche pochi giorni con persone locali l’esperienza cambia radicalmente: ti permette di avere un’idea di qual è la realtà del posto in cui ti trovi. Recentemente sono stato a Managua, capitale del Nicaragua, che non è un posto molto turistico. Qui ho incontrato un uomo che mi ha raccontato molte cose inerenti alla situazione politica del luogo. Con tutto quello che sta succedendo è proprio come leggere un libro di storia, però lo stai vivendo tu in prima persona. Avere qualcuno che te lo spiega e che ha vissuto sulla sua pelle, ad esempio, le proteste del 2018 è un’esperienza incredibilmente forte.

Come ti sposti solitamente? 

Per quanto riguarda gli spostamenti uso principalmente gli autobus e l’autostop. Ci sono alcuni posti dove è sicuro fare autostop e posti in cui è sconsigliato. In questi casi bisogna parlare con le persone, vedere, osservare e capire.

Hai affermato di essere curioso nei confronti delle diverse culture dell’America Latina. Cos’è che ti ha colpito di più? 

Ci sono fin troppe cose che mi hanno colpito, ma inizierei parlandoti della Costa Rica: da fuori la persona occidentale “media”, innamorata del luogo e del concetto di Pura Vida ha costruito quest’immagine dello Stato Centro Americano più bello, ordinato, pulito e rispettoso dell’ambiente; tutte cose vere. I costaricensi, infatti, si auto proclamano “Svizzera del Centro America” e questo ha delle radici storiche: a livello politico e sociale la Costa Rica ha una percentuale di persone indigene più bassa rispetto agli altri Stati del Centro America, perciò ha trovato meno resistenza ai cambi sociopolitici. Inoltre nell’800 la borghesia era composta da famiglie ricche e bianche coltivatrici di caffè. I figli di questi ricchi borghesi andarono a studiare in Europa, per questo c’è stata una generazione di costaricensi che spostandosi ha acquisito un modello di vita europea.

Dato il tuo interesse verso le tematiche ambientali, c’è qualche curiosità che vorresti condividere? 

Una delle curiosità della Costa Rica è che hanno un modello legato al turismo green però molto capitalista. Ogni persona del luogo è molto interessata alla conservazione, a tenere pulito, a non buttare la spazzatura per terra eccetera. Ho conosciuto un ragazzo che mi ha ospitato nel suo autobus e quando fumava le sigarette non le buttava mai per terra. È una cosa a cui ho fatto particolarmente caso perché negli altri Stati del Centro America vedevo persone gettare bottiglie di plastica fuori dal finestrino, mentre qui tutti gli autoctoni hanno molto rispetto e coscienza ambientale, questo è da riconoscere.

Hai avuto modo di conoscere le motivazioni che spingono gli abitanti a proteggere l’ambiente? 

Alcune persone del posto mi hanno raccontato che nel ‘39, l’allora presidente León Cortés Castro ha deciso di ascoltare un professore di biologia, José María Orozco, quando gli disse che la biodiversità del Paese era in pericolo. Il professore ha avuto l’idea di creare il primo parco nazionale nel vulcano Poás in un periodo storico dove non si parlava nemmeno di ecologia. Le foreste erano viste come aree che dovevano essere abbattute per piantare qualcosa. Per questo e molto altro, è riconosciuto dai costaricensi come il “Padre dei Parchi Nazionali della Costa Rica”. Per loro la più grande ricchezza, senza dubbio, è custodita in quel 25% del territorio nazionale. Questi parchi nazionali sono l’orgoglio del popolo. Il lavoro di queste persone ha protetto il loro tesoro, e questo probabilmente li porta a rispettare in maniera così profonda la terra che abitano.

(Ad oggi, in Costa Rica sono presenti 26 parchi nazionali e un totale di 161 aree protette (riserve biologiche, zone protette, foreste protette, rifugi, zone umide e altro) la cui area complessiva ammonta a 1.304.306 ha, pari al 25,58% della superficie totale del Paese.) 

Hai fatto qualche scoperta riguardante la questione dell’acqua potabile in America Centrale? 

Il Chiapas, uno Stato del Messico meridionale che confina con il Guatemala, è il posto del mondo in cui si consuma più Coca-Cola. Ci sono villaggi che non hanno acqua da bere proprio perché la Coca-Cola compra la sorgente d’acqua vera e propria. Secondo te chi è il proprietario di una delle marche di acqua naturale più venduta in Messico? L’industria della Coca-cola ovviamente, il che è veramente curioso. Oltretutto dal Messico in giù non c’è acqua potabile (ad esclusione del Nicaragua) e quindi si usano dei sacchetti di plastica (che tra l’altro vengono spesso gettati a terra).  

Uno dei problemi più gravi in Chiapas è proprio l’acqua, che viene privata a una buona parte della popolazione. È anche per questo motivo che la popolazione preferisce le bevande zuccherate, senza contare il fatto che il consumo di Coca-Cola è diventato parte integrante della loro cultura: viene considerata una bevanda sacra, dalle proprietà curative e spesso usata per pagare debiti e multe.

Grazie Giacomo. Vuoi condividere una riflessione personale sul tuo viaggio?

Vorrei ribadire che l’amore per la natura, il contatto, la vicinanza con questa è molto presente in America Centrale. Anche in Messico notavo che alle persone, per esempio, piacciono davvero gli animali: le banconote riportano immagini di animali o in molte case ci sono diverse decorazioni del genere. Da noi se senti dire “mi piacciono gli animali” tendenzialmente o sei un bambino o sei uno scienziato. Abbiamo una visione diversa. 

La coscienza di conservazione qui in Messico c’è, deve solo essere sviluppata. Secondo me ce n’è molta di più a livello intrinseco rispetto all’Italia (non parlo dell’Europa perché non saprei). Qui hanno veramente moltissimi animali e sono strettamente a contatto con la natura, volenti o nolenti. In Città del Messico, per esempio, ci sono i colibrì nonostante i 130 milioni di abitanti che ci vivono. In molti luoghi però ci sono persone che non hanno nemmeno la possibilità di mangiare, quindi danno la priorità ad altri problemi rispetto alla conservazione. 

 

Tutte le foto presenti nell’articolo sono state scattate da Giacomo. Potete seguire il viaggio sui suoi profili Instagram e TikTok, dove pubblica regolarmente molte curiosità e scoperte riguardanti i luoghi che visita.