Italia Nostra in difesa della Legge Regionale per la tutela del riccio di mare

Il consiglio regionale pugliese dell’associazione nazionale Italia Nostra esprime forte disappunto nell’apprendere la notizia dell’impugnazione, da parte del Consiglio dei Ministri, della legge regionale n° 6 del 18 aprile 2023 per la tutela dei ricci di mare.

Nella sua efficace sintesi di soli quattro articoli, si prefigge di «favorire il ripopolamento del riccio di mare nei mari regionali, garantendo un periodo di riposo della specie, preservando la risorsa ittica e scongiurando il rischio di estinzione dovuto ai massicci prelievi».

La strategia adottata è vietare nei mari pugliesi «il prelievo, la raccolta, la detenzione, il trasporto, lo sbarco e la commercializzazione degli esemplari di riccio di mare (Paracentrotus lividus) e dei relativi prodotti derivati freschi, per un periodo di tre anni».

La legge, a firma del consigliere regionale Paolo Pagliaro, dal titolo “Misure di salvaguardia per la tutela del riccio di mare”, è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia il 20 aprile scorso, ma è stata impugnata con delibera del Consiglio dei Ministri del 15 giugno scorso, poiché – si legge nell’atto – «eccede dalle competenze regionali ed è quindi censurabile» in quanto «risulta violare la competenza esclusiva dello Stato in materia di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” di cui all’articolo 117, secondo comma lettera s) della Costituzione».

Secondo gli estensori dell’impugnativa, «la legge regionale in parola non sembra presentare alcun elemento di collegamento con il territorio pugliese, non regolando l’uso del territoriale regionale e presupponendo una ripartizione marittima regionale inesistente». Tali conclusioni addotte nel provvedimento, in realtà ragioni di metodo più che di merito, hanno immediatamente suscitato le perplessità sia dei legislatori regionali sia degli ambientalisti in difesa della fragilità dell’ecosistema marino.

«Si tratta di motivazioni preoccupanti – sostiene la professoressa Raffaella Cassano, presidente regionale di Italia Nostra – che ostacolano l’attuazione di una legge volta alla tutela della fauna marina, e segnatamente a impedire, sia pur in via temporanea, la pesca continua e aggressiva dei ricci di mare, e scongiurare quindi l’estinzione della specie e la desertificazione dei fondali. Consentire la raccolta di ricci di piccole dimensioni, come purtroppo avviene, appare d’altronde illogico anche sul piano commerciale, dal momento che questi non sono vendibili né presentabili sulle tavole. Il fermo biologico di tre anni previsto dalla legge – prosegue Raffaella Cassano – presidente regionale rappresenta una maniera efficace per consentire la crescita e il ripopolamento del riccio; siamo quindi contrari a un provvedimento di impugnazione che impedisca l’attuazione della norma in tutta la sua utilità».