di Sabia Braccia

Le idee discusse a Parma alle Giornate dell’Acqua 2023

Venerdì 14 e sabato 15 luglio presso la Casa della Musica a Parma l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (ADBPO) e l’Associazione Nazionale per il Clima Globe Italia hanno organizzato le Giornate dell’Acqua 2023 a tema “ACQUA – Fronte comune contro la crisi climatica”. Le due giornate di confronto avevano lo scopo di formulare proposte concrete per fronteggiare siccità, alluvioni e crisi climatica alla luce degli obiettivi dell’Agenda 2030 e del Green Deal. Venerdì mattina si è parlato delle comunità nell’adattamento alla crisi climatica fra siccità e alluvioni, dissesto idrogeologico e cura del territorio. Nel pomeriggio invece sono stati affrontati l’ecosistema naturale del Po, i progetti legati all’acqua nelle riserve MAB Unesco dell’Emilia-Romagna, il legame fra acqua, suolo, agricoltura e il diritto globale all’alimentazione. La giornata di sabato era invece dedicata ad acqua, energia e infrastrutture. Alle discussioni hanno partecipato, fra gli altri, esponenti delle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, dell’ISPRA, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Particolarmente interessanti sono stati gli spunti forniti dalla conversazione, moderata dal giornalista Andrea Gavazzoli, su acqua, suolo e agricoltura. Argomenti ricorrenti erano l’approvvigionamento di acqua per l’agricoltura e  il Nature Restauration Law, il provvedimento recentemente approvato dal Parlamento Europeo per il “ripristino della natura”. Cristiano Fini, Presidente nazionale della CIA, ha sottolineato l’importanza del ripristino di aree ambientali degradate ma ha espresso la necessità di dedicare attenzione alle aree vicine ai campi coltivati in quanto i terreni agricoli vengono influenzati da ciò che li circonda (soprattutto dalla fauna selvatica o degli insetti alieni). Se è fondamentale il ripristino di alcune aree lo è anche la manutenzione di quelle interne, trascurate, e del territorio in generale perché solo la presenza fisica e capillare dell’uomo – come sottolinea anche Ettore Prandini, Presidente nazionale Coldiretti, può assicurare una gestione corretta.

Pratiche per un’agricoltura sostenibile

Fini poi porta a riflettere su un altro problema legato all’agricoltura; oltre al consumo di suolo (per cui in Italia non esiste una legge nazionale) anche l’impoverimento, la perdita di fertilità di quest’ultimo. La soluzione però può arrivare dallo stesso campo agricolo, dal coltivare seguendo le pratiche dell’agricoltura conservativa. L’agricoltura conservativa si basa sull’idea di ridurre al minimo le azioni che portano al degrado del suolo e alla conseguente perdita di fertilità; per cui si cerca di limitare la meccanizzazione e soprattutto si cerca di mantenere sempre uno strato di protezione sul terreno con una copertura vegetale o con residui colturali. Ovviamente in base alle condizioni pedologiche dei terreni si sceglie la specifica modalità di semina, cura e raccolta. A volte si interviene meccanicamente su terreni particolari, su strette fasce di terreno lasciando sulle filari alterne la vegetazione spontanea per fertilizzare comunque il suolo. Anche l’allevamento e la zootecnia possono contribuire a migliorare la qualità del terreno attraverso i residui organici prodotti dagli animali.

L’approvvigionamento idrico

Un’altra questione emersa dalla discussione è stata quella degli interventi infrastrutturali per migliorare l’approvvigionamento idrico per l’agricoltura, come la realizzazione di bacini di accumulo. Ettore Prandini ha infatti sottolineato che «noi oggi tratteniamo troppa poca acqua piovana, solo l’11%» mentre dovremmo trattenerne almeno il 50%. La Francia, per esempio, fino a pochi anni fa ne tratteneva meno di noi ed è oggi arrivata a trattenerne il 36%. Sempre in relazione al tema dell’acqua si è parlato di altri modi per recuperarla, per esempio attraverso la depurazione delle acque reflue – una modalità che alcune associazioni ambientaliste chiedono di implementare ma che per il momento è ancora poco sviluppata in Italia. Infatti «secondo l’indagine Il riutilizzo delle acque reflue in Italia, realizzata da Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche), il riuso delle acque reflue depurate in agricoltura ha un potenziale enorme: 9 miliardi di metri cubi all’anno» ma oggi purtroppo ne viene utilizzato solo il 5%. C’è stato anche un riferimento alla tracimazione controllata, utilizzata di solito per svuotare un bacino in sicurezza o per permettere alla piena di un corso d’acqua di defluire in caso di pericolo. Nel caso della frana della Val Pola, in seguito all’alluvione in Valtellina del 1987, la tracimazione aveva permesso di svuotare il bacino che si era creato con i detriti portati a valle dalla frana, bacino che avrebbe facilmente potuto cedere. L’utilizzo di queste ultime pratiche non riesce a mettere d’accordo i vari stakeholders che hanno ancora visioni diverse sull’argomento, così come è ancora molto contenuta la quantità di acqua che reperibile in questo modo.

Certo è che acqua, suolo e agricoltura sono strettamente legati. Sicuramente l’agricoltura è la prima causa di consumo nazionale di acqua (dal 40 al 60%) ma molto spesso le tecniche di irrigazione di precisione permettono di evitare gli sprechi. Il vero dispendio di cibo e di acqua avviene nelle nostre case.. ma per l’acqua anche nella distribuzione, ancora prima di arrivarci! Secondo il report ISTAT di fine 2022 infatti il 36% dell’acqua finisce in perdita e non arriva a destinazione. Insomma ai tempi della crisi climatica, della siccità e dell’aumento delle temperature, poter sviluppare un’agricoltura sostenibile che garantisca cibo e tuteli il rapporto con il territorio può essere, insieme ad innovative e ragionate forme di approvvigionamento idrico, almeno la risposta agli interrogativi di oggi se non vogliamo azzardare previsioni sul domani.