di Sabia Braccia

Qualche tempo fa vi avevamo raccontato di come negli anni il Deserto di Atacama si sia trasformato in discarica cilena del fast fashion; vestiti prodotti principalmente in Cina e in Bangladesh vengono inviati in Europa, in Asia e negli Stati Uniti, generando scarti e una grande quantità di invenduto che giunge poi in Cile. Quella del fast fashion è una vera e propria piaga, un’industria tutta basata sulla velocità di produzione e d’acquisto di beni pensati per essere accumulati e per durare solo fra il lancio di una collezione e quella successiva. Il prezzo di questi indumenti, reso accessibile dalla scarsa qualità di materie prime e dal basso costo della manodopera, li rende accattivanti per gli acquirenti, che terminata la stagione se ne disfano senza troppi problemi, unendo i loro scarti a quelli di negozi fisici e online. Il tutto confluisce poi spesso in grandi discariche come quella di Atacama. Ma la moda non è l’unico settore da incriminare. Esiste in Africa la più grande discarica al mondo di materiale elettronico e di elettrodomestici, è la discarica abusiva di Agbogbloshie in Ghana.

La più grande discarica abusiva al mondo di rifiuti elettronici: Agbogbloshie

Proprio pochi giorni fa i divulgatori di «Geopop» hanno caricato sul loro canale YouTube un video molto approfondito sulla discarica, che spiega come l’attività sviluppata intorno ai rifiuti elettronici, un mercato di recupero di alcuni materiali in essi contenuti, si sia sviluppata in questo sobborgo di Accra contestualmente ad un’altra attività commerciale, di matrice agricola. Quest’ultima però, insieme alla salute stessa degli abitanti del posto, è fortemente inficiata dalle pratiche di recupero dei metalli messe in atto nella discarica, pratiche nocive che consistono nel bruciare i rifiuti o trattarli chimicamente per fondere la plastica ed estrarre i metalli cercati, rilasciando diossine e non solo. Oggi la discarica contiene tra le 13 e le 17 mila tonnellate di rifiuti elettronici, venduti a paesi “intermediari” come Tunisia, Sudafrica, ecc, da parte dei paesi «del primo mondo» che per la Convenzione di Basilea non possono venderli direttamente ai «paesi del terzo mondo». Ma gli stati intermediari possono farlo per cui, comunque e per vie traverse, i rifiuti occidentali giungono in Ghana, dove lo smaltimento è meno regolamentato e molto più economico. Il video si concentra poi sulle condizioni di lavoro degli abitanti della zona, sulle paghe poverissime e sugli studi relativi ai loro problemi di salute e ai rischi ambientali.

Anche «Focus» spiega come la discarica sia allo stesso tempo «veleno e lavoro per la popolazione locale». Chi respira quei fumi spesso soffre di «dolori al petto e agli arti, disturbi allo stomaco e al fegato, malattie respiratorie e della pelle, problemi cardiovascolari, deficit del neurosviluppo, disturbi al sistema endocrino» ed è anche più esposto al rischio di cancro. Allo steso tempo anche le malattie congenite, gli aborti e le morti neonatali sono più frequenti per chi abita nei pressi della banlieue generatasi intorno alla discarica. Ma i fumi «ad elevate concentrazioni di diossine, litio, cadmio, cromo, piombo e mercurio» oltre ad essere respirati contaminano anche acqua, suolo e cibo, inquinando il fiume Odaw, i prodotti agricoli e quelli da allevamento. La situazione è drastica e andrebbe regolamentata con una normativa più difficile da arginare o bypassare rispetto a quella corrente. Solo una parte dei rifiuti elettronici che raggiungono il Ghana viene infatti riparata e rivenduta prima di finire nella discarica, così come solo una parte dei rifiuti prodotti in occidente viene correttamente smaltita negli opportuni centri di raccolta e riciclata.

Raccolta e il riciclo di RAEE in Italia: i dati sul 2022 e le campagne di sensibilizzazione

In Italia la gestione e la raccolta dei RAEE, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, viene rendicontata dal rapporto annuale del Centro di Coordinamento RAEE. Sul Rapporto annuale 2022 il CdC RAEE si presenta come «Ente nazionale che, nell’ambito del sistema multiconsortile, riveste il ruolo centrale di ottimizzare la raccolta, il ritiro e la gestione dei RAEE (D. Lgs. 49/2014, art. 33), agendo sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy». Il rapporto ha lo scopo di monitorare la situazione sulla raccolta di questi rifiuti speciali dal cui riciclo si potrebbero ricavare metalli ed altri materiali di recupero e contenere le emissioni di CO2. Nel corso del 2022 sono state riciclate 361.381 tonnellate di RAEE in Italia, coinvolgendo nell’azione i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i rivenditori e gli installatori, i Comuni e le aziende di raccolta rifiuti, i cittadini, gli impianti di trattamento certificati e il Centro di Coordinamento RAEE. L’obiettivo di raccolta dei RAEE proveniente sia dai nuclei domestici che da quelli professionali è pari al «65% del rapporto tra il peso totale dei RAEE raccolti e il peso medio delle AEE immesse sul mercato nei tre anni precedenti o, in alternativa, l’85% del peso dei rifiuti elettronici prodotti sul territorio nazionale nell’anno di riferimento.» In Italia questo obiettivo è però ancora troppo lontano.

Per contrastare questi risultati ancora troppo pallidi stanno però nascendo iniziative di sensibilizzazione, fra le quali una delle più recenti è il docufilm Materia viva, promosso da Erion WEEE e Libero Produzioni, che ha ottenuto il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero della Cultura. L’obiettivo del docufilm, inserito nel programma di comunicazione “DireFareRAEE”, è quello di raccontare il rapporto fra uomo, tecnologia e ambiente informando i cittadini sulla sostenibilità, sull’economia circolare e sui RAEE. Già disponibile su RaiPlay, il docufilm verrà trasmesso su Rai 3 il 31 agosto.

Nell’attesa del Rapporto del CdC 2023 speriamo che aumenti la consapevolezza sugli effetti che la nostra negligenza nella raccolta e nella gestione di alcune categorie di rifiuti può causare in altre zone del mondo. Zone come il continente africano, che nel caso dei RAEE non è soltanto il destinatario finale di questi prodotti ormai inutilizzabili, ma che ne permette anche la nascita stessa (soprattutto di smartphone, tablet, pc, ecc) con pratiche come quella dell’estrazione del Coltan dalle miniere della Repubblica Democratica del Congo che nascondono altri tipi di sfruttamenti… ma questa è tutta un’altra storia.