L’ecosistema in noi. (Piano B, 16 euro, 208 p.) di Francesco Boer e Andrea Pilloni è in uscita il 15 settembre in tutte le librerie

“La massa è un campo di uomini, la comunità è una foresta.”

“Il problema non è l’artificio ma la sua dittatura.”

Questo libro nasce da una semplice domanda. Che cos’è un ecosistema?

L’ecosistema è un complesso di interazioni che si forma in un ambiente fra l’insieme degli organismi viventi e la materia non vivente. Da questo incontro viene a formarsi un equilibrio dinamico, che rende il sistema stabile pur nelle fluttuazioni. L’intero pianeta, in questo senso, è un ecosistema. Anche l’essere umano, e le società da esso formate, si possono intendere secondo lo stesso modello. L’ “io” stesso è frutto di un complesso di relazioni.

L’uomo è un ecosistema. Il primo passo nella via di una salute collettiva sta nel ricordarsi che anche in noi c’è un mondo vivente, e che anche noi siamo ecosistema. Questa teoria imprescindibile dall’ipotesi biofilia, l’amore innato dell’uomo per la natura, invita dunque a una tutela estesa della biodiversità nell’ambiente, nella società e in noi stessi per dare respiro alla pluralità vitale che anima ogni ecosistema.

Ogni ecosistema ha un’anima. Una foresta, una palude, l’essere umano, le sue società. Se non viene disturbata da una pressione artificiale, la moltitudine si organizza in una forma vivente che convoglia la pluralità da cui nasce. Il concetto di Anima mundi, l’anima del mondo, è tanto antico nella storia della filosofia, quanto attuale.

Francesco Boer e Andrea Pilloni sono ambientalisti con una formazione antropologica, attenta al folklore al simbolismo e alla storia delle religioni. La lettura di questo libro apre una finestra sulla cultura della congiunzione, della relazione tra la necessità umana di dare un ordine e ricavare senso, e la straordinaria complessità del vivente. Gli autori attraverso un’analisi comparata di ecologia, antropologia e filosofia ricostruiscono la relazione tra uomo e ambiente: l’uomo reagisce all’ambiente creando confini e modificandolo artificialmente. L’essere umano è influenzato dall’ambiente, e a sua volta lo influenza. Viene indagato il rapporto che l’uomo instaura col pianeta, sul suo preteso controllo sopra di esso e sull’artificialità come proprio modo di abitarlo. L’artificiale mira al controllo tramite l’imposizione di strutture banali e prevedibili sulla complessità vivente: si alterano degli equilibri per avere il controllo. Il controllo fa parte dell’essere umano, è uno dei fattori vitali di quella moltitudine che costituisce il nostro ecosistema.  Ma il controllo non può essere assoluto: dobbiamo ricordarci che siamo anche noi parte dell’ecosistema, dobbiamo dunque abbandonare l’illusione distruttiva di un sistema di controllo totale e accettare l’imprevedibilità dell’esistenza.

Il nodo del problema sta nel nostro modo di abitare il mondo dove si è imposta una maniera di vivere che ha ridotto l’ecosistema a una macchina produttiva. Questo processo banalizzante ha condotto a un‘illusione di controllo assoluto che finisce per distruggere ciò che voleva asservire e ha impoverito il sistema di relazioni che costituisce le comunità umane trasformandole in masse uniformi di uomini. 

Scopo del libro è riconfigurare il rapporto di opposizione uomo-natura: considerare l’ecosistema come la natura stessa dell’essere umano permette di ridurre quella distanza che culturalmente si avverte fra umanità e natura, ma anche fra individuo e società.

L’equilibrio vivo e imprevedibile dell’ecosistema, che allo stato attuale ci sembra una fragilità da preservare, è in realtà il suo vero punto di forza. È invece la pretesa artificiale di un controllo assoluto a dimostrarsi fragile. Riscoprire il senso integrale e organico dell’ecologia umana significa accettare i limiti che una biocenosi estesa ci impone. Significa rendersi conto che non siamo i padroni indiscussi del mondo, ma una fibra nel tessuto dell’esistenza. Il rapporto fra uomo e natura non è per forza distruttivo, ma può essere creativo, andando a aumentare quella diversità che è ricchezza dell’anima – e ciò vale sia per il territorio, che per l’umano in sé. Un rapporto sano con la natura apporta infatti valore e armonia anche all’individuo e alla società.

 

Francesco Boer è uno scrittore, simbologo e ricercatore naturalista. Ha pubblicato diversi titoli fra saggistica e narrativa, tra i quali si ricordano Troverai più nei boschi (Il Saggiatore 2021) e Il piccolo libro del fuoco, (Il Saggiatore 2022). Andrea Pilloni è un antropologo. Ricerca l’intersezione fra arti visive, pensiero magico-rituale e la relazione con l’ambiente.