“Ecoreati nazionali e transnazionali” tra i temi della seconda giornata del Forum Internazionale del consorzio Polieco sull’Economia dei Rifiuti, dal titolo “Malati d’Ambiente”, in corso a Napoli, all’Hotel Renaissance Mediterraneo.

Riflettori accesi sulla Turchia che, dopo lo stop della Cina nel 2018, è divenuto il principale importatore di rifiuti in plastica europei. Discariche illegali a cielo aperto, nelle campagne, tra le case, bambini che lavorano nella raccolta dei rifiuti, incendi dolosi che creano nubi di diossina, terra acqua e aria sempre più inquinate. Uno scenario descritto nel servizio di “Presa Diretta” intitolato “Plastic Connection”. Presenti Paola Vecchia, giornalista Rai, tra gli autori del servizio andato in onda su Rai3, e Sedat Gündoğdu, biologo marino, docente delle Facoltà della Pesca dell’Università di Cukurova, nella piana dove è situata Adana, città da cui, attraverso la tv italiana, ha denunciato lo scempio ambientale in atto.

“I rifiuti pericolosi – ha spiegato il docente turco – vengono esportati dal Nord al Sud del mondo a partire dagli anni ‘70. A causa dell’aumento della produzione di rifiuti in Europa, Regno Unito e Nord America, lo smaltimento di questi rifiuti nel paese di produzione, insieme alle infrastrutture sottosviluppate, è diventato meno attraente. Di conseguenza, l’esportazione dei rifiuti è diventata un’opzione più attraente ed è nota come ‘colonialismo dei rifiuti’”. La Turchia è una delle principali fonti di inquinamento da plastica nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Un rapporto recentemente pubblicato da “Human Rights Watch” rivela che i rifiuti di plastica esportati in Turchia, anche dall’Italia, vengono smaltiti in un modo che rappresenta una minaccia sia per l’ambiente che per la salute umana.

Dei rifiuti portati in Turchia, ne hanno parlato le giornaliste Paola Vecchia e Teresa Paoli con il documentario Plastic Connection andato in onda su Rai3 a Presa Diretta.  “In Turchia – ha detto Vecchia, partecipando ai lavori del Forum – ci siamo rese conto dell’enorme mole di rifiuti che arrivano dall’Europa e allora abbiamo tentato di capire da dove nasce il gap. Abbiamo capito che in Italia il 30% dei rifiuti prodotti non arriva alla differenziata e negli impianti di selezione, la metà dei materiali non è adatta per essere avviata al riciclo e allora è chiaro che siamo ancora lontani ad un modello circolare della plastica e che dobbiamo arrivare al progettare manufatti di seconda e terza vita per evitare disastri ecologici e violazione dei diritti umani”.

Alla sessione, moderata da Renato Nitti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani hanno partecipato, tra gli altri, Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento Greenpeace Italia; Antonello Ardituro, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia; Roberto Rossi, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari; il colonnello Paolo Consiglio, comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli della Guardia di Finanza; Paola Pollini, presidente della Commissione Speciale Antimafia e componente della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale della Lombardia; Carmela Rescigno, presidente della Commissione Anticamorra e Beni Confiscati del Consiglio Regionale della Campania.