di Tommaso Gambaro

L’Italia negli ultimi mesi si è trovata ad affrontare diverse sfide legate al dissesto idrogeologico. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, unite alla gestione inadeguata del territorio, hanno portato a un aumento dei fenomeni di frane e alluvioni che mettono a rischio la sicurezza delle comunità e l’integrità ambientale.

Su questo disastro peraltro più volte annunciato e ogni volta più distruttivo il Centro di Etica Ambientale di Parma, nell’ambito di Scritture D’Acqua, ha organizzato  il seminario “Acque Cattive”. L’evento, live e online, ha proposto due ordini di riflessioni. Il primo sul “caso Romagna” con relazioni svolte da Marco Carnaccini, capo settore gestione montagna Consorzio di Bonifica della Romagna; Alessandro Corsini, professore ordinario Università di Modena Reggio Emilia, Tommaso Simonelli, funzionario Autorità di Bacino Distrettuale fiume Po.

Il secondo tema, la pianificazione territoriale, con riferimenti al settore emiliano, è stato trattato da: Andrea Ruffini, dirigente servizio pianificazione territoriale Provincia di Parma; Stefano Castagnetti, geologo in Parma, esperto di Piani di Protezione Civile
Francesco Puma, geologo, membro del tavolo nazionale Contratti di Fiume.

Il quadro completo della situazione venutasi a creare in Romagna a causa del ciclone Minerva ha consentito di porre al centro del confronto  i fenomeni franosi, che hanno superato quota 70.000, con un grave impatto su 26 comuni, causando strade interrotte e danneggiando centinaia di case. Questi numeri mettono in evidenza la necessità di aggiornare le risorse per la pianificazione e la prevenzione del territorio. È sconcertante, infatti, il dato secondo cui solo il 22,5% delle zone colpite rientrava nell’IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia).

Le cause di questi fenomeni comprendono diversi fattori geologici, topografici e legati all’uso del suolo, rendendo il dissesto idrogeologico un problema complesso che non può essere risolto con semplici soluzioni. Inoltre, non bisogna sottovalutare i problemi causati dal cambiamento climatico. Temperature anomale e precipitazioni intense e improvvise hanno messo a dura prova le infrastrutture esistenti, rendendo ancora più evidente la necessità di adottare misure preventive a lungo termine.

Tra le possibili soluzioni presentate dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, ci sono nuovi piani per la gestione della vegetazione e dei sedimenti, oltre a nuove procedure di controllo degli argini. Un maggiore monitoraggio di queste situazioni consentirebbe di proteggere centri abitati, attività produttive e infrastrutture, identificando le aree più esposte a criticità.

Tuttavia, la sfida è ancora enorme e richiede un impegno continuo da parte di tutti gli attori coinvolti: governo, enti locali, comunità e cittadini. È necessario adottare politiche di pianificazione del territorio sostenibili, promuovere la consapevolezza e l’educazione sul rischio idrogeologico e investire in ricerca e innovazione per sviluppare soluzioni sempre più efficaci.