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Un bagno nell’arte…lavando i piatti

Un bagno nell’arte…lavando i piatti

di Gerardo Mastrangelo

 

Seconda puntata di “Scritture d’acqua”, “Tra bagno e cucina, igiene e piacere” al Museo cinese, domenica 10 dicembre. Come la volta precedente, sono condotte quattro mini-conferenze, curiose e illuminanti, ma soprattutto nuove nei contenuti e nel modo di proporle.

Per chi non fosse riuscito a esserci o a connettersi, può trovare le registrazioni sulla pagina Facebook di “Scritture d’acqua” e sul canale YouTube “Water On Line”.

L’inizio è stato affidato a un quiz a premio (un originale flacone di profumo e la bottiglia griffata di Scritture d’Acqua). La sfida consisteva (e consisterà anche la prossima domenica per il terzo appuntamento) nell’indovinare il maggior numero di titoli di film, serie Tv e pubblicità contenuti in un video di quattro minuti. realizzato, questa volta, da Ilaria De Nadal, studentessa del Corso di Giornalismo dell’Università di Parma.

Lanciato il quiz, Giorgio Triani ha introdotto la prima conferenza, affidata al critico d’arte Marzio Dall’Acqua, il quale analizza il tema del bagno e la pratica del bagnarsi da un punto di vista artistico, mostrando ai presenti diverse opere artistiche. Si parte dalla scultura del “Trono Ludovisi”, risalente al 450/460 a.C., e raffigurante la nascita di Venere o Afrodite dal mare. In questo modo viene approfondita mitologia legata a questa figura, sottolineando l’importanza della rappresentazione della nudità della dea, inusuale per gli standard dell’Antica Grecia.

 

La questione mitologica richiama poi la sfera della sacralità con cui il tema dell’acqua e del bagno sembra intrecciarsi da sempre. Infatti, tale legame sacro tra acqua e bagno è evidenziato dal cristianesimo che assimila l’acqua come simbolo di sacralità. Dunque, viene menzionato un dipinto presente a Fontanellato (PR) raffigurante la vicenda di Diana e Atteone, in cui l’acqua sacra assume tuttavia un significato negativo, trasformando Atteone in un cervo vittima della vendetta.

Si prosegue con una successione di tre dipinti, due di Francois Clouet e uno di Rembrandt, che ritraggono momenti in bagno disegnati con un realismo totale. Lo stesso dipinto di Rembrandt, dirà  Dall’Acqua, sarà di fondamentale importanza per la comprensione non solo delle opere successive ma dell’intera storia dell’arte che ne seguirà. Nello specifico sarà “Le Déjeuner sur l’herbe” di Edouard Manet, ispirato a Rembrandt, a rivoluzionare il tema del bagno.

Di qui si passa agli impressionisti (discendenti da Manet) che rappresentano una nuova società e un modo innovativo di ritrarre l’acqua, con le persone ritratte a farsi il bagno e a prendere il sole. La disamina artistica culmina con delle opere più recenti, tra cui un quadro di Picasso (1908) raffigurante un bagno affollato, ispirato al concetto di orientalismo come mediazione tra realtà e sogno. Seguono opere di Duchamp e Piero Manzoni che mettono in discussione la definizione di opera d’arte, e il contemporaneo Maurizio Cattelan, il cui water d’oro “America” offre l’assist a Dall’Acqua per concludere il discorso con un significativo “… e questo dice tutto”.

Il secondo conferenziere è Guido Conti. che  presenta il suo “trattatello” sul lavaggio dei piatti a mano, che parte da, da Sant’Agostino per arrivare ad Agatha Christie, passando per Nietzsche. Conti inquadra l’azione positivamente, definendola un’opportunità per elevare la dignità umana e raggiungere l’autoconsapevolezza corporea, utilizzando il concetto di “mindfullness inteso come una pratica dalle sfumature mediche ma mai religiose”.

Conti nella parte conclusiva sfata alcuni falsi miti sul modo di lavare i piatti, come l’utilizzo di acqua fredda e di maggiore detersivo per l’ottenimento di un risultato migliore. Da ultimo fornisce  consigli pratici, evidenziando l’importanza dell’acqua ferma per evitare gli sprechi, e dell’immersione di piatti e stoviglie incrostate in acqua calda.

Il terzo intervento è di Alberto Maestri, marketer ed editor, sulla narrative della comunicazione contemporanea, all’insegna della metafora “Che barba, che noia”. Difatti, Maestri contrappone l’Intelligenza Artificiale, nonché gli algoritmi che limitano le azioni degli esseri umani, chiudendoli in bolle prestabilite e pre-etichettate, alla narrativa degli influencer, la quale si esercita attraverso la sintattica delle stories che si discosta non poco dalla semantica della reale narrazione. Per tale ragione Maestri ha sollevato una domanda provocatoria sulla direzione del progresso tecnologico, evidenziando al contempo la possibilità di un lento processo di impoverimento.

Le psicologhe Samantha Vitali e Amalia Prunotto, hanno chiuso la seconda serie di mini-conferenze, partendo dall’ascolto della canzone di Giorgio Gaber, “ Shampoo”. La dott.ssa Vitali ha esaminato il tema della frustrazione, richiamando il già citato concetto di “mindfullness” e suggerendone una sua applicazione per affrontare situazioni emotivamente complesse, che tanto sembrano attanagliare le nuove generazioni. Per questo motivo, la collega Amalia Prunotto coglie l’occasione per collegare lo shampoo simbolico di Gaber, caratterizzato dalla voglia di trovare una soluzione socialmente accettabile per superare le difficoltà della vita, al potere terapeutico dell’acqua, del bagno, sottolineando come il flusso dell’acqua possa aiutare a “farsi scorrere le colpe e i problemi di dosso”.

 

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