di Agnese Foresto

La lana Shahtoosh, con la sua storia antica e la rinomata morbidezza, ha affascinato il mondo della moda per secoli. Originaria dalla regione himalayana, questa fibra ha, tuttavia, suscitato controversie a causa delle sue implicazioni ambientali ed etiche.

Il termine “shahtoosh”, che può essere letteralmente tradotto dal persiano con “lana dei re” o “re delle lane”, è un tipo di filato estremamente pregiato ricavato dalla capra Chiru, anche conosciuta come antilope tibetana.

shahtoosh

Il suo pregio è dato dalle caratteristiche del prodotto stesso, in grado di consentire all’animale di sopravvivere nelle steppe tibetane la cui temperatura in inverno raggiunge i 40 gradi sotto lo zero. Nonostante la notevole resistenza termica, il filato è estremamente fine, permettendo la creazione di sciarpe leggerissime, in grado di proteggere dalle temperature più rigide.

Il problema però, che ha portato a vietare il commercio del prodotto dal 1975, è dato dal fatto che non è prevista una normale tosatura dell’animale. Per ricavare un solo scialle, infatti, viene effettuata l’uccisione di quattro o cinque antilopi, essendo il materiale ricavato dal sottopancia. Per preservare la capra dall’estinzione, questa è stata inserita nel programma di protezione della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) che si occupa di salvaguardare la flora e la fauna del pianeta.

Il divieto di commercio e di importazione, ad eccezione delle merci poste in commercio prima del 1975, non ha impedito l’attività illegale dei bracconieri, vista anche l’enorme richiesta di mercato. Ciò ha portato alla scomparsa di circa l’80-90% degli esemplari nel giro di pochi decenni.

La lana shahtoosh: una sensibilizzazione necessaria

Oggi i controlli e le sanzioni ai trafficanti di lana shahtoosh sono più rigidi rispetto al passato. Tuttavia, come dimostra un rapporto del 2020 dell’Ufficio federale della Sicurezza Alimentare e di Veterinaria (USAV), il commercio illegale non si ferma. Nel 2019 in Svizzera, ad esempio, si registra il sequestro di 38 scialli di lana shahtoosh in più rispetto all’anno precedente. Questo dimostra come rimanga indispensabile sensibilizzare i potenziali acquirenti di questi scialli.

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Alcuni produttori e artigiani stanno cercando di affrontare la controversia adottando pratiche di produzione più responsabili. Iniziative come la promozione di lana proveniente da fonti sostenibili cercano di garantire che la lana Shahtoosh possa essere apprezzata senza contribuire alla minaccia degli animali selvatici.

È così che l’alta moda si intreccia e va incontro alla sostenibilità: con iniziative dedicate a coloro che desiderano godere della sensazione lussuosa della “lana dei re”, ma senza contribuire alle sue controversie etiche. sono nati, infatti, prodotti come l’EcoShahtoosh di Toosh, filato che replica fedelmente le caratteristiche della lana shahtoosh, pur essendo ricavato dal cashmere, una delle fibre naturali più sostenibili.

La storia della lana Shahtoosh è una lezione sulla delicatezza dell’equilibrio tra moda, tradizione e conservazione, invitando tutti noi a riflettere sulle scelte che facciamo nel mondo della moda.