di Giorgio Triani

“Non bisogna essere Einstein!”. Il claim della pubblicità dei supermercati MD è perfetto per segnalare che non si deve essere dei geni per rendersi conto che l’informazione, in Italia soprattutto, è fuori controllo. Assolutamente relativa, variabile, oscillante tra esagerazione e minimizzazione. Certo in sciagurato ossequio alla realtà  ormai conclamata delle fake news, ma con un aggravamento propagandistico che mette sempre più a rischio la democrazia, che ha come pre-condizione una opinione pubblica informata.

Sono tre i casi, che riguardano i temi di questo giornale, che intendo segnalare e porre all’attenzione di tutti coloro che non sono degli Einstein, ma che sono consapevoli che la politica e i media (giornali e giornalisti) non stanno rispettando il livello minimo di credibilità, correttezza e onestà intellettuale e informativa che servirebbe.

Il primo riguarda il silenzio riservato all’allarmata denuncia nei giorni scorsi di Dino Taschetta, presidente di Colomba Bianca – Biocantine di Sicilia; una delle maggiori cantine produttrici di vino biologico in Europa, con i suoi 2.480 soci viticoltori , sui quali incombe il rischio di una crisi idrica irreparabile.

«La siccità non dipende dall’uomo, ma l’uomo dovrebbe mettere in atto tutto ciò che è possibile per anticipare le problematiche – ha affermato Dino Taschetta – stampa@i-press.it

In Cile i deserti li hanno fatti diventare giardini e noi rischiamo di far diventare i giardini dei veri e propri deserti. La gran parte delle dighe presenti in Sicilia sono state realizzate negli anni 50, possiedono le sponde in terra battuta, necessitano di manutenzione costante  (…)

Su 46 invasi presenti in Sicilia, appena 22 risultano in “esercizio normale” secondo la banca dati del ministero delle Infrastrutture. (…)  La diga Trinità, la più vicina al nostro territorio, può arrivare a contenere 18 milioni di metri cubi d’acqua, ma lo scorso anno è stata autorizzata a contenerne solo 4 milioni. Con queste quantità si riesce appena a irrigare i terreni nel comprensorio del lago: ma riempita interamente, invece, avremmo 3 anni di acqua”.

Bene: avete visto o letto servizi tv o articoli che abbiamo dato il giusto spazio a questa situazione drammatica e nello stesso tempo incredibile?  Ma come: bisogna risalire agli anni ’50 per trovare traccia di interventi in materia di dighe? Possibile che la Sicilia continui a patire la sete pur avendo grande quantità di acqua disponibile? Ma i presidenti della Regione Sicilia che si sono succeduti negli ultimi 30 anni che hanno fatto? Questi ed altri facili e intuibili interrogativi sono stati semplicemente ignorati, oscurati, evitati.

Il secondo caso che voglio segnalarvi riguarda l’attuale agitazione degli agricoltori, in riferimento alla notizia diffusa ampiamente da Coldiretti e fatta propria dal partito di governo e dalla sua premier, che sarebbero in ballo 580 miliardi di euro, valore dell’intero settore agro-alimentare ed equivalente al 30% dell’intero Pil nazionale.

Una cifra questa che è una superballa certificata dall’Istat https://www.istat.it/it/archivio/281408  secondo cui l’intero settore vale poco più di 70 miliardi e pesa per il 3,8%. Il fact checking di Pagella politica è di precisione e chiarezza tutte da leggere https://pagellapolitica.it/articoli/contributo-pil-agroalimentare. Eppure sui canali social di Fratelli d’Italia è ricomparso il post trionfale dei 580 miliardi  da tutelare, che era già stato diffuso la scorsa primavera, quando il governo aveva approvato il disegno di legge sulla “carne coltivata”.

media

Viene in mente il personaggio innominabile noto per avere teorizzato e praticato  il suo noto precetto “ ripetete cento volte una falsità e diventerà verità”. Ma resta il fatto che basta dare una rapida googolata per rendersi conto che quella strampalata cifra gira da tempo e viene diffusa anche da testate che per ruolo e importanza avrebbero il dovere di non pubblicare frottole.

Ma aggiunto che l’informazione deformata produce danni reali, perché raccontando “leggende” non si faranno le politiche che servono, che sarebbero migliorative, passerò al terzo caso. Che ha sempre a che fare con la protesta in corso degli agricoltori. Ma che conferma come la “terzietà” dei media, ovvero essere osservatori e non giudici di parte, sia diventata merce molto rara.

In questi giorni si assiste a proteste di piazza piuttosto forti e urlate. I contadini con i loro trattori bloccano strade e piazze. ostacolando e impedendo  la normale circolazione di auto, mezzi e persone. Gente che va a lavorare e che si trova bloccata sulla pubblica via. Eppure a differenza dei blocchi stradali dei giovani di Extinction Rebellion e Ultima Generazione non c’è la richiesta di pene esemplari per i contestatori. Non si ode infatti la voce del vice premier Salvini – ripreso dai giornali amici-  che invoca punizioni, multe e magari anche un po’ di galera per i reprobi.

In entrambi i casi non sono in discussione il contenuto e il merito delle proteste, ma il modo acritico e preconcetto con il quale i media guardano, osservano e raccontano i fatti. Posposti alle opinioni.  E allineati alla visione dei politici (di riferimento). Insomma non c’è bisogno di essere dei geni per rendersi conto che non ci siamo proprio. Che, anche per concludere, nel caso delle rivendicazioni dei “poveri agricoltori” ,servirebbe ricordare che i sussidi ambientali di cui beneficiano gli agricoltori in Italia hanno un valore che supera gli 8 miliardi di euro l’anno. Di questi, circa la metà fa riferimento a erogazioni e agevolazioni che hanno un impatto incerto sull’ambiente.