di Antonella Vaiano

93 miliardi di metri cubi. Questa è la quantità d’acqua che ogni anno l’industria tessile e dell’abbigliamento consuma tra coltivazione e produzione secondo i dati inseriti nel report della Ellen MacArthur Foundation. Nella nostra epoca dal consumismo, poi, si aggiunge la frenesia di acquistare sempre nuovi capi a prezzi sempre più competitivi, portando, di fatto ad aggravare notevolmente una situazione già drammatica.

La moda: un settore assetato di acqua

Secondo Fashion Revolution, i marchi di moda devono assumersi la responsabilità del loro impatto ambientale durante tutto il processo di produzione, ma nel 2022 su 250 marchi solo l’11% pubblica i risultati dei test sulle acque reflue dei propri fornitori e solo il 25% afferma di condurre valutazioni sui rischi legati al consumo all’acqua. Davanti a questi dati allarmanti non si può far finta di nulla. Ecco 5 consigli utili per ridurre l’impronta idrica del settore tessile partendo da noi.

acqua

1. Ti serve davvero?

Quante volte davanti ad un capo di abbigliamento ci siamo fatti questa domanda? E quante volte ne abbiamo ignorato la risposta reale? Nella maggior parte dei casi non è vera necessità quella che ci spinge ad acquistare un capo, ma l’idea di avere qualcosa di nuovo, magari acquistato a un prezzo particolarmente conveniente. È così che, invece di riadattare o riparare ciò che già abbiamo, preferiamo comprare, entrando così in un loop infinito dovuto anche alla scarsa qualità della gran parte dei prodotti venduti a poco prezzo e facilmente sostituibile da vestiti della stessa fattura. Puntare sulla qualità potrebbe essere un buon consiglio per acquisti più mirati e che durino nel tempo.

2. Il second hand: una nuova vita per gli abiti

Utilizzare vestiti d seconda mano o vintage può essere un’ottima soluzione. Da poco questa sembra essere diventata una vera e propria moda, con negozi itineranti (come Vinokilo) e non solo (ad esempio Pifebo a Roma, Cavalli e Nastri a Milano). Oltre ad un risparmio dal punto di vista economico, acquistare vestiti di seconda mano porta un beneficio ambientale al quale può contribuire ciascuno di noi. D’altronde la moda è intrinsecamente circolare, quindi non si farà fatica a trovare capi usati tornati in voga.

acqua vinokilo

3. Tessuti naturali e biologici

Verificare l’origine dei materiali e il luogo nel quale vengono prodotti i tessuti è di grande importanza per chi vuole adottare uno stile più consapevole. Per questo sarebbe d’aiuto preferire cotone bio, che utilizza il 91% di acqua dolce in meno, evitare il poliestere o il jeans: per produrne un solo paio, solitamente si utilizzano più di 10.850 litri di acqua.

4. Affitta il tuo outfit

Sta prendendo sempre più piede l’idea di affittare vestiti per determinate occasioni, spesso per eventi. I famosi casi in cui ti servirebbe qualcosa da mettere, ma che in fondo sai che non rimetterai mai più. Molte start up si sono date come obiettivo quello di ridurre l’impronta ambientale del settore tessile grazie ad un sistema di “affitto” mensile che permette di ricevere i capi scelti per un periodo limitato di tempo, per poi restituirli (Drip è un esempio di una realtà tutta italiana).

5. Spargi la voce

In un’epoca in cui siamo tutti costantemente interconnessi, la pratica del “passaparola” diventa ancora più importante. Diffondendo la tua scelta contribuirai a far sì che sempre più persone siano informate su questo argomento. In questo modo aumenterà la probabilità che queste possano assumere scelte più consapevoli e spargere, a loro volta, la voce.

A causa dei social veniamo, infatti, costantemente tempestati di pubblicità che ci palesano le opportunità di acquisto diventate negli anni sempre più immediate e facili. Cadere in tentazione diventa, quindi, sempre più facile. Compriamo in maniera impulsiva, quasi senza rendercene conto, trasformando l’acquisto in una sorta di routine. Le conseguenze ambientali di questo tipo di comportamento, che riguarda la maggior parte di noi, vengono per la maggior parte delle volte ignorate.

Greenwashing acqua

Sono molti i marchi che negli ultimi anni hanno cercato di ridurre il loro impatto ambientale attraverso piani a breve/lunga scadenza, anche solo per creare un’immagine migliore agli occhi degli acquirenti attenti ai temi della sostenibilità ambientale. Le azioni messe in campo non sono ancora riuscite ad avere un risvolto significativo. Se non mancano esempi virtuosi di moda ecosostenibile, infatti, a preoccupare maggiormente sono le pratiche di greenwashing messe in atto da molte industrie. La speranza, dunque, è che la sostenibilità diventi sempre più un fattore concreto e decisivo nelle scelte messe in campo dai singoli individui ma anche, e soprattutto, dalle aziende del settore, e che rappresenti sempre meno un elemento di facciata per guadagnarsi la fiducia dei consumatori.