Di sostenibilità si parla ormai in ogni dove.  Tutti la cercano, tutti la vogliono, tutti la magnificano, ma in realtà pochi la perseguono e praticano convintamente. Nel corso del  IV Congresso Nazionale Future Respect –  “Tutti insieme per lo sviluppo sostenibile”-  tenutosi a Roma il 18-19-20 aprile sono stati diffusi dati che ne sono probante conferma.

Solo il 12.10% delle 3.482 imprese con più di 250 dipendenti pubblica un Bilancio di Sostenibilità; la percentuale scende al 7.40% tra le 24.256 Imprese con 50-250 dipendenti e allo 0,66% (66 ogni diecimila) tra le 196.855 con 10-49 dipendenti. Oltre la metà dei cittadini, il 57%, non conosce gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile anche se in 6 anni tale percentuale è diminuita del 22% (era il 79%). Neanche un decimo dei Consumatori acquista consapevolmente prodotti di Imprese sostenibili.

Le donne rivelano maggiore sensibilità e si impegnano con azioni più concrete per rispettare il futuro mentre gli uomini risultano più virtuosi nel controllo dei consumi energetici, nelle scelte di abbigliamento, di cosmetica e di elettrodomestici, nell’uso di automobili e nella programmazione finanziaria. Permane una diffusa disinformazione e banalizzazione dei valori di sostenibilità. 1 consumatore su 5 crede che la sostenibilità sia tendenzialmente una montatura per aumentare i prezzi o incensare i prodotti. I Bilanci di Sostenibilità sono spesso incomprensibili e autoreferenziali e quindi ritenuti poco credibili. La sensibilità dei consumatori sui temi della sostenibilità è concentrata sul clima e il dissesto idrogeologico e si moltiplicano i dubbi sull’efficacia dei sacrifici richiesti dalla trasformazione sostenibile. Gli stessi giovani sono attenti ai criteri di sostenibilità nello stile di vita più a parole che nei fatti: solo un GenZ su quattordici rispetta correttamente detti criteri nelle sue scelte di acquisto.

L’attività di una barca peculiare come l’Istituto per il Credito Sportivo ha risposto alle domande dei ragazzi con Andrea BENASSI: metà banca e metà mediocredito, il suo macro-obiettivo, valutando per i finanziamenti le componenti sociali accanto a quelle economiche e di solvibilità, è quello che le misure finanziate di sostegno all’impiantistica (per quanto riguarda lo sport) o di altre attività (per quanto riguarda la cultura) assicurino una grande e misurabile ricaduta sulla collettività. Anche nel caso dei finanziamenti per i Grandi Eventi, gli stessi devono lasciare eredità molto forti per la collettività. Sottolineate anche le partnership con Sport e Salute, che gestisce invece i contributi a fondo perduto. Ma l’obiettivo è comune.

Servizio pubblico per eccellenza la RAI è stata interrogata dai giovani sul suo impegno per la sostenibilità, che, ha detto Roberto NATALE, in realtà parte da lontano, ma che con il nuovo contratto di servizio quinquennale a breve in Gazzetta Ufficiale è fissato e codificato, all’articolo 12 in primis e in altri articoli dello stesso. La sua Direzione ha raccolto l’eredità di Rai per il Sociale e persegue una sostenibilità integrale, ambientale, sociale e di governance, ha detto il dirigente, chiamata l’azienda di servizio pubblico a svolgere un ruolo-chiave nel Paese per il governo della sostenibilità e a sostegno della transizione energetica e ambientale. Sono stati fatti alcuni esempi, in particolare sul tema dell’accessibilità dei programmi per gli utenti portatori di disabilità visive o uditive, con alcune punte anche di innovative soluzioni tecnologiche già adottate. Lato misurazione, la Rai ha accettato la sfida di confrontare le azioni intraprese con indicatori di obiettivo concretamente misurabili. Una valutazione di sostenibilità sia all’interno che nei confronti delle produzioni appaltate all’esterno, a fornitori che devono essere capaci altresì di garantire forniture sostenibili.

L’ambito del packaging è stato interessato forse tra i primi dalle problematiche di sostenibilità. L’esempio di Lic Packaging è quello raccontato da Filippo ROMANI. Un’azienda che parte dalla carta e cerca di allungarne la vita quanto più possibile rendendola riciclabile e compostabile, fino alle soluzioni più innovative mono-materiali dell’Ecodesign che semplificano il packaging e il successivo riciclo. Un’azienda esempio anche per i propri risparmi d’energia. Gli oltre 50.000 metri quadri della sede sono stati ricoperti da un impianto fotovoltaico grazie agli incentivi statali e c’è già l’impegno del management a continuare anche senza incentivi su questa strada. Idem per il ridotto consumo d’acqua, 0,14 litri al metro quadro di cartone prodotto e per gli investimenti in software di ultima generazione per la semplificazione della produzione del cartone ondulato.

Le certificazioni sono ancora cuna omplessa nebulosa che accompagna i percorsi di sostenibilità delle aziende. Nelle slide presentate da Luigi BOTTOS di RINA (anche partner del Congresso con De Cecco e Esselunga) – disponibili sul sito di Future Respect come tutti i materiali presentati – una bussola per orientarsi in norme, metodologie e certificazioni e l’invito a considerarle come parte del processo capace di fare della sostenibilità un business di crescita costruttiva e competitiva, non solo un onere. Le certificazioni infatti servono ad andare a valutare i rischi per soddisfare le aspettative degli stakeholder e contribuire allo sviluppo sostenibile dell’impresa e dell’organizzazione. Un utile investimento: sostenibilità e business sono un legame vincente e aiutano anche l’azienda ad attrarre i giovani talenti sempre più interessati agli aspetti del welfare, della flessibilità, dell’attenzione alla persona nell’ottica di un lavoro che sia un di cui nell’equilibrio complessivo della loro vita.

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