Come ogni ricorrenza, le celebrazioni si sprecano. La ritualità spesso fa rima con banalità. Per eviare entrambe, ci siamo letti velocemente un certo numero di articoli e abbiamo scelto di proporvene uno, che ci pare sia “giusto”. Per non aggiungere altre chiacchiere (come inevitabilmente sarebbero anche le nostre), abbiamo scelto di proporvi questo articolo. Una sintesi ovviamente, ma la versione integrale la trovate qui

Operatori, scienziati e cittadini: l’agroecologia è un impegno di tutti, la rivoluzione parte dal basso

di Paolo Caruso

(…)

Eventi meteo sempre più estremi, incremento della popolazione, indisponibilità di risorse naturali per tutti (in primis acqua e cibo), desertificazione, aumento della salinità delle acque, sono solo alcune delle criticità .(..)

In questo contesto, il sorvegliato speciale della nostra epoca è diventato il suolo, soprattutto quello agricolo da sempre fonte di cibo ed energia, che sta palesando sintomi sempre più evidenti di usura e infertilità.

Anche l’etimologia del termine “Terra” restituisce il senso di unicità e la connessione con il “terreno” inteso come suolo agricolo (…)

Ed è proprio il suolo il grande malato di quest’epoca: secondo la FAO, il 33% dei terreni è oggi degradato e affetto da salinizzazione, compattazione, acidificazione ed esaurimento dei nutrienti. Il responsabile maggiore di questo stato dell’arte è stato individuato nell’attività agricola prevalente dal dopoguerra ad oggi, ovvero quella “industriale”. Un’attività che ha unico e imperativo obiettivo: la ricerca dei più elevati livelli produttivi, per il cui conseguimento non vengono risparmiati massicci input di derivazione chimica (fitofarmaci, fertilizzanti, etc.) (….)

Queste pratiche colturali, ormai divenute ordinarie, stanno compromettendo l’equilibrio generale dell’ecosistema, con conseguenze nefaste per il pianeta e per la nostra salute.

Allora come cercare di limitare i danni e invertire la rotta? La dicotomia dell’attività agricola attuale, divisa tra chi si adopera per coniugare i tre pilastri della sostenibilità (sociale, economico e ambientale) e chi si dedica solo ed esclusivamente del profitto, è il risultato finale di una diversa concezione anche filosofica, su ciò che siamo e su cosa vogliamo lasciare a chi ci succederà.

Uno dei rimedi possibili e promettenti riguarda l’adozione di una serie di pratiche eco-compatibili di gestione agricola, che possono costituire una solida base per un auspicabile cambio di rotta se accoppiati ad una nuova consapevolezza dell’opinione pubblica e alla promozione di azioni dirette a migliorare la sostenibilità globale, la conservazione dell’ambiente e della biodiversità, la salute umana e la sovranità alimentare. L’insieme di queste buone pratiche costituisce il principio fondante dell’Agroecologia.

Mi trovo perfettamente d’accordo con la definizione di questa disciplina che ha dato Paolo Barberi, docente della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, ossia: “L’agroecologia è un paradigma emergente in grado di soddisfare tutti i criteri di sostenibilità dei sistemi agroalimentari, ambientale, economica e sociale, e si pone in alternativa all’agricoltura industriale, che in questo ha largamente fallito”.

Come pratica l’agroecologia promuove sistemi agricoli diversificati, basati su un uso consapevole della biodiversità e sui servizi ecosistemici ad essa associati, ad esempio il controllo biologico dei parassiti. Come movimento l’agroecologia sostiene l’agricoltura familiare, le filiere corte, l’uso delle risorse locali, lo scambio di conoscenze tra operatori, cittadini e scienziati, una giusta remunerazione per gli agricoltori e gli allevatori e la riconnessione tra città e campagna (P. Barberi, 2019).

Oggi l’agricoltura si trova ad affrontare soprattutto tre grandi sfide: lotta ai cambiamenti climatici, sicurezza alimentare e salvaguardia dell’ecosistema. Tre grandi questioni che impongono l’adozione di misure anche drastiche, ma ormai indifferibili, tese a ricercare un migliore equilibrio ecosistemico e sociale. Una sfida difficile, ma dal cui esito dipenderanno molte delle sorti di questo pianeta.

Anche questa è una rivoluzione che deve partire dal basso: è pura utopia pensare di sfuggire, almeno nel breve periodo, alle correnti logiche di un mercato dominato da pochi soggetti con il denominatore comune della ricerca del profitto. L’obiettivo è quello di modificare la domanda, preferendo l’acquisto di prodotti che privilegino gli aspetti salutistici, biologici, sostenibili, a chilometro zero, con un packaging riciclabile, etc. Soltanto modificando le nostre scelte si può sperare in un cambiamento dal lato dell’offerta (….)

 

———————

Picture of Paolo Caruso

Paolo Caruso

Creatore del progetto di comunicazione “Foodiverso” (Instagram, LinkedIn, Facebook), è agronomo, consulente per il “Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente” dell’Università di Catania e consulente di numerose aziende agroalimentari. È considerato uno dei maggiori esperti di agrobiodiversità