Elisa Lapaglia Casciana

* una concessione letteraria su un tema che ha tragicamente funestato il nostro paese

Mi hanno detto che sarei stata la diga più alta del Mondo.

Avevano paura per me, pensavano mi sarei distrutta, ho distrutto io 2000 persone.

Tutto è successo il 9 Ottobre 1963 alle 22:39.

Sono esplosa di acqua, la montagna come dice il nome stesso Toc (pezzo, in veneto), si è staccata.

Loro già lo sapevano. Anche gli antichi lo sapevano.

Sono la Diga del Vajont, costruita tra il monte Salta e il monte Toc, vicino ai paesi di Erto, Casso e Longarone, in provincia di Belluno.

Il mio ingegnere Carlo Semenza, voleva costruire la sua grande opera prima di andare in pensione, e ci è riuscito, anche se qualcosa è andato storto.

Chiamarlo “qualcosa” è un po’ riduttivo, lo so.

Iniziano a costruirmi nel 56’, inizialmente dovevo contenere 58 milioni di metri cubi di acqua.

Praticamente più della somma di tutte e sette le piccole dighe dei paesi circostanti.

Io dovevo essere la banca dell’acqua più grande di tutto il mondo. Il prototipo futuro per tutte le altre dighe della terra.

Riuscite ad immaginarli 58 milioni di metri cubi di acqua tutti insieme? Adesso immaginatene 150 milioni, questo è il progetto finale.

I lavori per costruirmi durano soltanto due anni, il mio ingegnere insieme al suo geologo di fiducia Giorgio Dal Piaz, e alla società elettrica SADE, hanno lavorato duramente e spesso illegalmente, se così si può dire, per farmi crescere velocemente, anticipando di molto i tempi di approvazione dei lavori, cosi da iniziare a farmi lavorare al più presto per dare elettricità a tutti.

Gli abitanti dei paesi vicini non erano molto contenti della mia presenza, loro dicevano ai miei costruttori che nessun pazzo avrebbe costruito una Diga come me, in mezzo a due monti che rispettivamente significano, Salta, saltano i pezzi della montagna, e Toc, si fa a pezzetti, contenendo un fiume di nome Vajont che in friulano significa, va giù.

Ma loro erano solo contadini, non capivano la mia importanza.

Quando hanno iniziato a fare le prove per il mio collaudo, prima di vendermi all’Enel (che non sapeva nulla delle condizioni dell’ambiente intorno), molti geologi avevano detto che la portata dell’acqua al mio interno non doveva superare i 700m, per evitare che il monte Toc franasse del tutto. Loro avevano fretta però, io dovevo iniziare a lavorare, il mondo, la società, correvano a grande velocità e l’Enel ormai stava diventando un colosso per l’energia elettrica. Siamo negli anni 60’.

Già alla prima prova, la montagna aveva dato segni di non voler collaborare, si stava ribellando e nei paesi vicini le case tremavano man mano che io venivo riempita di acqua.

Avviene la prima frana a 660 m di riempimento. Nessuno pensa che io mi debba fermare, credono che il problema sia questo monte Toc, e lo vogliono far crollare, così io posso continuare a essere collaudata.

Il geologo Muller nel frattempo ha sostituito Dal Piaz, dice che la montagna, ha una frana sotto e che se continuano a riempirmi cadrà tutta la montagna insieme, con una forma di M.

Al secondo invaso, ci siamo vicini, sta per crollare tutto, ma mi frenano in tempo. Siamo nel 62’.

Al terzo invaso, io riesco a contenere tutta quell’acqua, 712m, sono la diga più grande del mondo, ma la mia collaboratrice montagna no. Tutto inizia a tremare, le case, i paesi, la terra, l’acqua.

Vogliono togliermi quei 12 m di acqua, sperando che tutto smetta di tremare prima che la montagna venga giù.

Ci riescono in realtà, prima che tutto crolli.

Un minuto di silenzio, tutto è in bilico, rimane fermo, è il silenzio tagliente prima del grande disastro.

E così in 4 minuti, alle 22:39 del 9 Ottobre del 63’, I Toc vengono giù, sollevando 260 milioni di metri cubi della mia acqua, e inondando cinque paesi intorno: Longarone, Rivalta, Codissago, Faè, Pirago. 2000 morti.

Molti di questi paesi oggi non ci sono più, alcuni sono stati ricostruiti, ma io, io ci sono ancora, nella mia maestosità. Nessun graffio, nessun segno, io ho fatto il mio lavoro, quello per cui ero stata progettata. Sono l’orgoglio e la ferita del mio costruttore, io sono stata il futuro e la morte di molti.

Non è colpa mia.

Era tutto intorno che andava in toc.