“Stessa spiaggia stesso mare…”. Chi ha in mente questa vecchia canzone estiva – il classico tormentone balneare- farà bene a dimenticarla. Perché da un po’ d’anni, ma con forte accelerazione negli ultimi, il mare si sta mangiando spiagge e coste. Soprattutto in Sicilia, dove tra denunce e polemiche, delle quali abbiamo trattato anche noi, le  iniziative di salvaguardia faticano a fronteggiare un fenomeno che ha molteplici cause, naturali e umane.

coste erosione

L’erosione costiera e le spiagge che rischiano di sparire

Negli ultimi anni le suggestive spiagge siciliane stanno affrontando una minaccia crescente: il restringimento delle coste. Questa preoccupante tendenza, alimentata dalla combinazione tra cambiamento climatico, erosione costiera e urbanizzazione, sta mettendo a rischio uno dei patrimoni naturali più preziosi dell’isola.

Si tratta, in realtà, di un fenomeno in avanzamento in tutta Italia. In particolare, secondo i dati dell’Osservatorio paesaggi costieri italiani (Opci) dell’Istituto di Legambiente raccolti a partire dal 2012, tutte le coste della penisola sono a rischio erosione.

Eppure, nell’isola mediterranea, la situazione è ancora più critica. Dalla Scala dei Turchi al litorale del Postino, negli ultimi anni si stima che su 1.623 chilometri di costa, oltre 800 sono a rischio erosione con un arretramento medio delle spiagge di circa 7 metri negli ultimi 20 anni. Sempre secondo i dati forniti dall’Opci, il 61% delle spiagge dell’isola è a rischio erosione, dietro alla sola Calabria col 65%.

Le ragioni sono diverse, tra le più ovvie i cambiamenti climatici con il loro impatto sui livelli del mare e sulle condizioni meteorologiche. Attraverso i dati forniti dalla Piattaforma Nazionale Adattamento Cambiamenti Climatici, si evince come ci siano delle variazioni continue e irreversibili del livello del mare. Si tratta di valori medi che vedono i mari italiani innalzarsi di circa 2.4 mm l’anno e di 21-24 cm negli ultimi 140 anni.

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Ma anche le tempeste sempre più intense e frequenti contribuiscono ulteriormente al fenomeno erosivo, portando via sabbia e sedimenti e lasciando dietro di sé spiagge sempre più ridotte. “Tra vent’anni tutti i lungomari della Sicilia saranno spariti, inghiottiti dalle mareggiate”. Sono queste le parole apocalittiche del professor Giovanni Randazzo, ordinario di Geologia ambientale all’Università di Messina.

Eppure, alla base del restringimento delle spiagge in Sicilia, più dei cambiamenti climatici o altro, vi è l’urbanizzazione sconsiderata. Ancora una volta è Legambiente a fornirci i dati sul fenomeno: 130 chilometri di costa sono occupati da opere infrastrutturali e industriali, mentre si calcolano 182 chilometri di paesaggio urbano molto denso nei tratti principali rappresentati da Trapani, Torre Muzza, Mondello, Romagnolo, Catania e Siracusa. Solo 196 chilometri risultano oggi integri come paesaggi agricoli, mentre si sono conservati 230 chilometri di paesaggi naturali, in parte rocciosi e in parte ricadenti in aree protette.

Dal 1988 al 2012 si erano già persi 65 chilometri di costa a causa della cementificazione, mentre a oggi sono ben 265 i chilometri di costa “ormai irreparabilmente artificializzata dalla realizzazione di porti, tessuti urbani, e altre infrastrutture, per lo più strade che hanno tagliato lunghi tratti di paesaggio naturale e agricolo”.

Situazione quanto più allarmante che, secondo la sezione “Paesaggi Costieri” sempre di Legambiente, ha iniziato ad aggravarsi dagli anni Settanta. Già allora circa 90 Km di spiagge risultavano a rischio erosione a causa di foci armate e strutture rigide portuali costruite a fini turistici.

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Coste d’Italia

La situazione, quindi, è quanto più drammatica e merita l’attenzione delle autorità competenti e dell’opinione pubblica. A questo scopo con l’istituzione nel 2014 del Commissario di governo contro il dissesto idrogeologico nell’isola siciliana, la regione ha avviato un approccio più razionale e pianificato degli interventi previsti. Un Contratto di costa è stato siglato nel 2018 tra il Presidente della regione ed i sindaci dei comuni tra Tusa e Patti, proprio per operare con una visione unitaria e non emergenziale su circa 80 km di costa.

Allo stesso tempo, per volere del Presidente della regione, si sta ultimando la stesura di un Piano di gestione delle coste della regione, a cura delle quattro Università dell’isola. Esso darà un aggiornamento accurato sulle condizioni dei litorali e sulle caratteristiche della forte antropizzazione, per delineare le nuove linee guida per la pianificazione e gestione delle coste.

Infine, la sensibilizzazione è un elemento chiave nella battaglia contro il restringimento delle spiagge. Campagne educative mirate informano i residenti locali e i visitatori sull’importanza di preservarle. A questo scopo, su iniziativa di MareVivo, è nato “Open Beach”, un progetto che puntava alla valorizzazione di tre beni demaniali e alla promozione tra i giovani residenti nella fascia costiera agrigentina (provenienti dal Liceo Scientifico E. Fermi di Menfi) di nuovi concetti di cittadinanza attiva. L’obiettivo principale era quello di fornire strumenti utili per fronteggiare con maggiore consapevolezza reati al territorio locale come l’inquinamento del mare, delle coste e gli incendi delle aree forestali.