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Autore: redazione

Il giornalismo del futuro? Lo racconta un libro dei docenti dell’Università di Parma

“La verità si sta ancora allacciando le scarpe che una bugia ha già fatto il giro del mondo”. La caustica affermazione di Mark Twain ci dice che fake news e “bufale” non sono un genere giornalistico nuovo. Certo il web e in modo particolare i social network , come Facebook, hanno giocato, e giocano, un ruolo fondamentale nell’alimentare false notizie, dicerie velenose, gossip e rumors d’ogni tipo. Tuttavia la crisi dell’informazione tradizionale, soprattutto la stampa ma pure tutti gli old media, come Tv e radio, è figlia di un sistema che si deve confrontare con un cambio d’epoca, se...

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“Progetto Mediterranea” vince la III edizione del premio “L’Albero d’argento per la qualità nelle arti”

  di Valentina Sciarrabba     ‘Un gruppo che assomiglia agli Argonauti di Apollonio Rodio. La passione per il mare, il fascino dell’ignoto e la voglia di conoscere sono gli elementi fondanti di questa avventura’, questo è il “Progetto Mediterranea”: un gruppo di persone che condivide lo stesso amore per il mare e che ha deciso di Cambiare la propria vita dedicando anima e corpo all’avventura, diventata missione, che li ha uniti. Mediterranea è, innanzitutto, il nome della barca a vela di 18 metri che sabato 17 maggio salperà alla volta dei mari del Mediterraneo; ma è anche il nome del progetto che è stato ideato da un gruppo di amici, con a capo lo scrittore Simone Perrotti, intorno ad un tavolo e davanti a qualche bottiglia di vino. Iniziato come la realizzazione di un sogno di pochi amici, il progetto è poi stato condiviso da tutti coloro che ne hanno compreso gli ideali e i principi di fondo. «Mediterranea trasporta persone e contenuti. Uno dei progetti creati all’interno di Mediterranea è “Mediterraneo mensa nostra” che ha una parte dedicata alla cucina, all’olio e al vino. Il progetto sull’olio nasce da una collaborazione con Coppini e l’Università degli Studi di Parma», spiega Perrotti. Da qui nasce anche l’unione con l’oleificio Coppini che è stato il promotore del premio che venerdì 09 maggio, a San Secondo Parmense presso il MuseoAgorà...

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Belle è “cruelty free”: tutte pazze per il trucco minerale

  di Linda Dotelli I primi a testarlo sulla propria pelle sono stati gli antichi egizi, ben lontani dall’immaginare che 5mila anni dopo la loro scoperta sarebbe diventata un business milionario: oggi il Mineral Make up, così è stato ribattezzato l’utilizzo cosmetico dei pigmenti puri amati da faraoni e matrone, è il cavallo di battaglia di una fetta di acquirenti sempre più consistente, quella che pretende prodotti ad alta performance, ma privi d’ingredienti di origine animalee rispettosi della natura. Insomma: belle sì, ma non sulla “pelliccia” degli altri. Una caratteristica che ha permesso a questa categoria commerciale d’imporsi sul mercato in maniera sempre più decisa, prima a livello internazionale – a partire dagli Stati Uniti, dove nel 1976 sono stati “resuscitati” dalla casa cosmetica Bare Escentuals  – e dal 2009nel Bel Paese, dove sono approdati ufficialmente con Truccominerale, prima linea made in Italy del settore, firmata dall’azienda di Moncalieri Neve Cosmetics. Cosa differenzia il Mineral make up da comuni fard e rossetti? prima di tutto i componenti,polveri minerali ottenute da pietre o terre sminuzzate, sottoposte ad un processo di micronizzazione e ridotte a cristalli piatti, in grado di aderire naturalmente all’epidermide. Banditi i coloranti, i profumi, oli, additivi, parabeni e qualsiasi ingrediente chimico che generalmente fa capolino sulle confezioni di ombretti e fondotinta. Sono concessi solo Mica, Titanium Dioxide, Zinc Oxide e Iron Oxide, minerali per natura inerti (senza il rischio che si alterino nel tempo) a cui sono riconosciute...

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What makes a river sing the blues?

    Articolo tratto dal The Guardian   The Rio Celeste in Costa Rica becomes an enchanting celestial blue at the convergence of two tributaries. Until recently scientists have been at a loss to explain this mysterious phenomenon.     On a recent trip to Costa Rica, I encountered a challenge from a local guide who took us on a hike through the rain forest to a magnificent sky-blue river, called the Rio Celeste. Our guide took us to the origin of this 12 mile-long celestial colored waterway, which was marked by the convergence of two tributaries – each of which exhibited the usual transparent color that one comes to expect from water. He posed his question: how is it that after the two tributaries merge into Rio Celeste, the river has this remarkable blue color? As a scientist, although admittedly way out of my comfort zone, I struggled for a rational answer. “Copper or copper sulfate – there must be some in the water – that might give it a blue hue.” Our guide was polite. “Well, that was one of the very first ideas that scientists had, and they disproved it in 30 seconds, on site, without any fancy equipment.” The null hypothesis. As it turned out, scooping some of the river’s water into a glass container immediately showed that the displaced water had lost its sky-blue color and...

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Una mostra per riscoprire la sacralità dell’acqua

    di Attilio Frazzetta   L’acqua è uno dei beni più preziosi di cui godiamo, la fonte della nostra vita. Basta immaginare solo per un attimo un mondo senza acqua per viaggiare nel nulla: la usiamo per vivere, per produrre, per lavorare, per tutto. Senza acqua non c’è vita, ma spesso lo dimentichiamo, ne sottovalutiamo l’importanza, la sprechiamo, la snobbiamo e, soprattutto, la inquiniamo.   Questo forse anche perché nessuno di noi, tranne qualche rara eccezione, ha mai letto la Bibbia. Sì, la Bibbia. Tutto il Testo Sacro della Cristianità è intriso di riferimenti all’acqua, dalla Genesi all’Apocalisse,...

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Studenti in campo contro lo spreco agro-alimentare: oltre 12 miliardi di euro finiscono nella spazzatura

    di Linda Dotelli   Un miliardo di persone nel mondo soffre la fame, ma si stima che solo il 40% delle produzioni agricole mondiali venga effettivamente consumato. Da questo paradosso nasce il progetto di sensibilizzazione “Uno sguardo sullo spreco alimentare”, ideato dalla Facoltà di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza e rivolto agli studenti delle scuole superiori della provincia emiliana e della Lombardia.   Ad offrire lo spunto di riflessione è l’Europa, che ha eletto il 2013 “Anno europeo contro lo spreco alimentare”: un’intitolazione dovuta, se si considera che il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più importanti, con sensibili ricadute finanziarie e ambientali. I dati divulgati dalla Facoltà piacentina illustrano che, mediamente, in Europa ogni anno 180 chilogrammi pro-capite finiscono nella spazzatura, in totale 89 milioni di tonnellate di alimenti.   L’indagine condotta nel 2011 dalla Fao ha fatto i conti a livello mondiale: il risultato sono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo destinate alle discariche, esattamente un terzo della produzione globale. Non solo: in Italia l’impatto economico complessivo delle perdite lungo la filiera agro-alimentare è pari a 12,7 miliardi di euro. Lo sperpero più gravoso è a monte della catena, in fase di semina, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione: in agricoltura le dispersioni ammontano a 10 miliardi di euro, 1,2 miliardi vengono “smarriti” nella fase industriale, mentre 1,5 miliardi di euro si...

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In Land That Values Ivory, Wild Elephants Find a Safe Haven

Articolo di Andrew Jacobs tratto dal New York Times del 25 aprile 2014 XISHUANGBANNA, China — At a time when tens of thousands of elephants across Africa are being slaughtered to feed the Chinese appetite for ivory, it turns out the best place to be a wild elephant may be here in the tropical forests of southwest China. Over the past two decades, the number of Asiatic elephants in Yunnan Province in China has roughly doubled, to nearly 300, thanks to government-financed feeding programs, wildlife education efforts and a strict elephant protection law unmatched anywhere else in the world. Convicted poachers in...

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Nasa Kepler telescope discovers planet believed to be most Earth-like yet found

  Articolo del 17 aprile 2014 tratto dal The Guardian     A newly discovered planet may be the most Earth-like yet found in another solar system, scientists believe. Kepler-186f is almost the same size as the Earth and occupies its star’s “habitable zone” where temperatures are mild enough to allow liquid surface water. If the planet has lakes or oceans, it would increase the chances of life evolving there. But anything living on the world may have to withstand extra large doses of radiation from its active sun, Kepler-186.   The find is described in the journal Science as “a landmark on the road to discovering habitable planets”. Smaller and cooler than our sun, Kepler-186 is classified as an M-dwarf star, is 795 light years away and is orbited by five known planets. Kepler-186f, the latest to be discovered, is the outermost plant in the system.   The planet was found by astronomers scouring the Milky Way galaxy for potentially habitable worlds. Using Nasa’s Kepler space telescope, they measured the very tiny dimming that occurs when a planet crosses or “transits” in front of its star. The transit information allowed them to calculate the planet’s size and estimate its mass and density. Kepler-186f was found to be just 10% bigger than the Earth. While habitable zone planets have been identified around other stars, none of them so closely match the Earth in...

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Parte #selfiedacqua, fluido contest a premi

In un mondo social in cui la mania Selfie sta dilagando senza ormai limiti, la redazione di Water(on)line, social anch’essa fino alle midolla, lancia una sfida a colpi di autoscatti, acquatici. Fin dalla sua nascita, questo giornale online, curato dagli studenti dell’università di Parma e che dall’acqua prende il nome, si è sempre occupato di dare notizie e proporre approfondimenti sui temi cardine acqua, ambiente e paesaggio. Approfittando della favorevole congiuntura che vede affiancarsi all’avvicinamento dell’estate l’esplosione della selfie-mania, la redazione ha deciso di dare il via ad un nuovo e divertente contest a premi, intitolato #selfiedacqua. I partecipanti...

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Parco Ducale, il laghetto diventa la nuova discarica di Parma

    di Melania Pulizzi   Il Parco Ducale di Parma, familiarmente chiamato dai parmigiani “il giardino”, è situato in pieno centro storico, sulla sponda occidentale del torrente, e può essere classificato come uno dei limitati “polmoni verdi” della città. Nonostante sia un parco storico, ricco di grandi alberi secolari, curato e abbellito con siepi e fiori, negli ultimi anni sembra che sia stato abbandonato a se stesso.   Sotto accusa è il volatile urbano per eccellenza: il piccione. Si tratta di un volatile innocuo all’apparenza, ma ritenuto in realtà portatore “sanissimo” di circa 60 malattie infettive, contagiose per l’uomo e per i suoi animali domestici, i cui agenti patogeni vengono trovati nei loro escrementi, con i quali non è necessario il contatto diretto, ma basta anche solo che sia il vento a trasportarli nell’aria. Nonostante questo, sono moltissime le persone che, quotidianamente, attirano e, di fatto, si prendono cura dei piccioni nutrendoli con le briciole di pane; le stesse persone che non sembrano preoccuparsi dell’igiene e, in cerca di relax, si sdraiano sui prati del Parco, ignari delle colonie di zecche, pulci e altri parassiti che, proprio a causa dei piccioni, si celano tra i fili d’erba.   Come è solito succedere, l’opinione pubblica sembra dividersi. Da un lato ci sono gli animalisti, secondo i quali i piccioni non sono da ritenersi un problema di fronte a situazioni...

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